LA GIOIA: CIFRA REALE DELLA SALVEZZA CHE TI RAGGIUNGE
 
Testimonianza di un’esperienza spirituale di fede

 

Oggi, meditando il racconto evangelico dell’incontro di Zaccheo con Gesù, ho sentito nel cuore quella “trafittura” che solo la Parola di Dio può provocare quando lo Spirito vuole farti interiorizzare una verità fondamentale per la tua vita di credente.
 
Una trafittura del cuore che è contemporaneamente emozione forte, riconoscimento della verità e riconoscenza di un dono inaspettato e immeritato che ti viene offerto gratuitamente.
 
Gesù dice a Zaccheo: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. (Lc 19,1-10)
 
Quando le mie orecchie interiori hanno sentito: “lo accolse pieno di gioia”, ecco, in un lampo, apparire chiaro alla mia coscienza il segno dell’incontro autentico, desiderato, sognato, sperato, con la Salvezza: la Gioia.
 
L’accoglienza vera della persona di Gesù nella propria casa, nella mia casa, ossia nei miei pensieri, nei miei sogni, nei miei progetti, nei miei sentimenti, nel mio agire, nelle mie relazioni ha la cifra della GIOIA!
 
Una gioia che non dipende dal conseguimento di qualcosa di bello, agognato, inseguito, progettato, una gioia che prescinde dalla realizzazione di qualsiasi cosa ci faccia piacere nella vita.
 
È una gioia altra, viene da un altro mondo, non è comprabile, non è meritabile, non dipende da noi, ma è un dono che ti avvolge, anzi ti travolge nel momento in cui riconosci che la salvezza è qui ed ora, nella buona o nella cattiva sorte, non importa…
 
È qui ed ora, se qui ed ora alzi lo sguardo verso Colui che è la Via, la Verità e la Vita, che ti guarda con amore e desidera venire a casa tua e condividere la tua vita per trasformarla in una Vita.
 
Quante volte ho sentito dire da amici, conoscenti, colleghi: i cristiani hanno il muso lungo…
 
Quante volte io ho avuto il muso lungo…
 
E in questo tempo drammatico e inaspettato, in cui il flagello, lontano da qualsiasi “profezia” umana, si è abbattuto su ognuno di noi, forse questo incontro di Zaccheo con il Signore può indicarci il “tempo favorevole” per riscoprire proprio nell’abisso della tristezza naturale e della prostrazione umana nel dover riconoscere i nostri limiti intellettuali, scientifici, culturali, tecnologici, creaturali, qual è quella cosa che niente e nessuno può portarti via:
 
la gioia di Zaccheo, la gioia delle donne alla vista del sepolcro vuoto, la gioia dell’eunuco dopo che Filippo gli ha parlato della salvezza, la gioia dei discepoli dopo la Pentecoste, la gioia dei pagani a cui si sono aperte le porte del Lieto Annuncio
 
La gioia a cui sono chiamata anch’io, anche noi, invitati al banchetto del Cielo, di cui fin da ora, qui, possiamo godere i frutti.
 
Durante un incontro di preghiera comunitaria, padre Giuseppe, nostra guida, ci ha sollecitato a non vivere questo tempo di isolamento, di ristrettezze e sacrifici a causa dell’epidemia di coronavirus per arginarne il contagio, nella prospettiva di sognare, anelare e sospirare il futuro ritorno alla “vita normale”.
Intendendo con “vita normale” quella che vivevamo prima: con le sue dinamiche, i suoi progetti, le sue abitudini… come se tutto quello che stiamo vivendo ci passasse poi sopra come una disgrazia tra le tante il cui ricordo si affievolirà, sempre più soffocato dal ritorno alla normalità…
 
No!
Almeno per noi cristiani, ci ha invitato, non deve essere così!
Per non vanificare l’occasione presente, qualsiasi essa sia.
 
Ogni esperienza, infatti, deve essere per il credente un’occasione per diventare un’altra persona, o, meglio, per diventare concretamente sempre di più un vero figlio del Padre celeste; ora è il “momento favorevole”.
 
Soprattutto ora è quanto mai vero ciò che san Paolo disse ai cittadini di Corinto: Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
 
L’ammonimento a uscire da questa esperienza cambiati nel profondo e a non vivere più come prima che accadesse risuona nella mia anima insieme al richiamo alla gioia evangelica.

Ogni giorno per ogni credente, per me, per te, può e deve essere “il giorno della Salvezza”, perché solo il presente è alla nostra portata…
 
Che questo giorno possa essere sempre di più il giorno della Gioia che non conosce tramonto, né ruga, né smarrimento, perché la sua radice è nell’incontro con il Signore.
 
Il Signore è vicino”, recita il ritornello di un bellissimo canto che amo…
 
Che questa certezza sia la fonte della nostra gioia, sia la cifra del mio essere nel mondo d’ora in poi.
 
Carolina Bagnoli