Padre Raniero Cantalamessa, Sacerdote e Frate cappuccino, Professore e Predicatore della Casa Pontificia offre a tutta la Chiesa le prediche di Quaresima per aiutarci a percorrere il cammino di preparazione alla Pasqua con maggior consapevolezza e maturità spirituale e crescere sempre di più nella comunione con il Signore risorto.

 
 

“DONNA, ECCO TUO FIGLIO” – 4^ predica di Quaresima 2020 – p. Rainero Cantalamessa

 

 
“Tutti là sono nati!”
 
Continuiamo e terminiamo la nostra contemplazione di Maria nel mistero pasquale.
Oggetto della nostra riflessione odierna è la parola che Gesú rivolge dalla croce a sua madre e al discepolo che egli amava:
 
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa (Gv 19, 26-27).
 
Al termine delle nostre considerazioni su Maria nel mistero dell’Incarnazione, nell’Avvento scorso, abbiamo contemplato Maria come Madre di Dio; ora, al termine delle nostre riflessioni su Maria nel Mistero pasquale, la contempliamo come Madre dei cristiani, come Madre nostra.
 
Dobbiamo subito precisare che non si tratta di due titoli e di due verità da porre sullo stesso piano. «Madre di Dio» è un titolo definito solennemente; si basa su una maternità reale, non solo spirituale; ha un rapporto strettissimo con la verità centrale della nostra fede, che Gesù è Dio e uomo nella stessa persona; ed è, infine, un titolo universalmente accolto nella Chiesa. «Madre dei credenti», o «Madre nostra» indica una maternità spirituale; ha un rapporto meno stretto con la verità centrale del credo; non si può dire che sia stato tenuto nel cristianesimo «ovunque, sempre e da tutti», ma riflette la dottrina e la pietà di alcune Chiese, in particolare della Chiesa cattolica, anche se non solo di essa.
 
Sant’Agostino ci aiuta a cogliere subito la somiglianza e la differenza tra le due maternità di Maria. Scrive:
 
«Maria, corporalmente, è madre solo di Cristo, mentre spiritualmente, in quanto fa la volontà di Dio, gli è sorella e madre. Madre nello spirito, ella non lo fu del Capo che è lo stesso Salvatore, dal quale piuttosto spiritualmente è nata, ma lo è certamente delle membra che siamo noi, perché cooperò, con la sua carità, alla nascita nella Chiesa dei fedeli, che di quel Capo sono le membra».
 
Il nostro scopo, in questa meditazione, vorrebbe essere quello di vedere tutta la ricchezza che c’è dietro questo titolo e il dono di Cristo che esso contiene, in modo da servircene, non solo per onorare Maria con un titolo in più, ma per edificarci nella fede e crescere nell’imitazione di Cristo.
 
Anche la maternità spirituale di Maria nei nostri confronti, analogamente a quella fisica nei confronti di Gesù, si realizza attraverso due momenti e due atti: concepire e partorire. Maria è passata attraverso questi due momenti: ci ha spiritualmente concepiti e partoriti. Ci ha concepiti, cioè alla lettera “presi insieme” con Gesú, e accolti in sé. Lo ha fatto quando, nel momento stesso dell’Annunciazione e poi in seguito a mano a mano che Gesù avanzava nella sua missione, è venuta scoprendo che quel suo figlio non era un figlio come gli altri, una persona privata, ma che era il Messia atteso, intorno al quale si sarebbe formata una comunità.
 
Questo fu il tempo del concepimento, del «sì » del cuore. Ora, sotto la croce, è il momento del travaglio del parto. Gesù, in questo momento, si rivolge alla madre, chiamandola «Donna». Conoscendo l’abitudine dell’evangelista Giovanni di parlare per allusioni, simboli e rimandi, questa parola fa pensare a ciò che Gesù aveva detto: “La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora” (Gv 16, 21) e a ciò che si legge nell’Apocalisse, della « Donna incinta che gridava per le doglie del parto » (cf Ap 12, 1 s.).
 
Anche se questa Donna è, in prima linea, la Chiesa, la comunità della nuova alleanza che dà alla luce l’uomo nuovo e il mondo nuovo, Maria vi è coinvolta egualmente in prima persona, come l’inizio e la rappresentante di quella comunità credente. Questo accostamento tra Maria e la figura della Donna è stato, ad ogni modo, recepito presto dalla Chiesa. Sant’Ireneo (discepolo di san Policarpo, discepolo a sua volta di Giovanni!) vede in Maria la nuova Eva, la nuova «madre di tutti i viventi» .
 
Ma volgiamoci ormai al testo di Giovanni, per vedere se esso contiene già qualcosa di questo che andiamo dicendo. Le parole di Gesù a Maria: «Donna, ecco tuo figlio» e a Giovanni: «Ecco, la tua madre», hanno certamente un significato anzitutto immediato e concreto. Gesù affida Maria a Giovanni e Giovanni a Maria. Ma questo non esaurisce il significato della scena.
 
L’esegesi moderna, avendo fatto enormi progressi nella conoscenza del linguaggio e dei modi espressivi del Quarto Vangelo, ne è ancora più convinta che al tempo dei Padri.
 
Se si legge il brano di Giovanni unicamente in una chiave spicciola, quasi di ultime disposizioni testamentarie, esso risulta – è stato detto – «un pesce fuor d’acqua» e anzi una dissonanza nel contesto in cui si trova. Per Giovanni, il momento della morte è il momento della glorificazione di Gesù, del compimento definitivo delle Scritture e di tutte le cose. Ogni frase e ogni parola in quel contesto ha un significato anche simbolico e allude al compimento delle Scritture.
 
Dato questo contesto, è più una forzatura del testo il non vedervi che un significato privato e personale, che il vedervi, con l’esegesi tradizionale, anche un significato più universale ed ecclesiale, legato, in qualche modo, alla figura della « donna » di Genesi 3, 15 e di Apocalisse 12. Questo significato ecclesiale è che il discepolo non rappresenta qui solo Giovanni, ma il discepolo di Gesù in quanto tale, cioè tutti i discepoli. Essi sono dati a Maria da Gesù morente come suoi figli, allo stesso modo che Maria è data ad essi come loro madre.
 
Le parole di Gesù a volte descrivono qualcosa che è già presente, cioè rivelano ciò che esiste; a volte invece creano e fanno esistere ciò che esprimono. A questo secondo ordine appartengono le parole di Gesù morente a Maria e a Giovanni. Dicendo: “Questo è il mio corpo”, Gesù rendeva il pane suo corpo; così – fatte le debite proporzioni – dicendo: “Ecco tua madre”, ed “Ecco tuo figlio”, Gesù costituisce Maria madre di Giovanni e Giovanni figlio di Maria. Gesù non si è limitato a proclamare la nuova maternità di Maria, ma l’ha istituita. Essa dunque non viene da Maria, ma dalla Parola di Dio; non si basa sul merito, ma sulla grazia.
 
Sotto la croce, Maria ci appare dunque come la figlia di Sion che, dopo il lutto e la perdita dei suoi figli, riceve da Dio una nuova figliolanza, più numerosa di prima, non secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Un Salmo, che la liturgia applica a Maria, dice: “Ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia: tutti là sono nati. Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro è nato in essa…». Il Signore scriverà nel libro dei popoli: «Là costui è nato» (Sal 87, 2 s). È vero: tutti là siamo nati! Si dirà anche di Maria, la nuova Sion: l’uno e l’altro è nato in essa. Di me, di te, di ognuno, anche di chi non lo sa ancora, nel libro di Dio, è scritto: «Là costui è nato».
 
Ma non siamo stati noi «rigenerati dalla Parola di Dio viva ed eterna» (cf 1 Pt 1, 23)?; non siamo «nati da Dio» (Gv 1, 13) e rinati «dall’acqua e dallo Spirito» (Gv 3, 5)?
 
È verissimo, ma ciò non toglie che, in un senso diverso, subordinato e strumentale, siamo nati anche dalla fede e dalla sofferenza di Maria. Se Paolo, che è un servo e un apostolo di Cristo, può dire ai suoi fedeli: “Sono io che vi ho generato in Cristo, mediante il Vangelo” (1 Cor 4, 15), quanto più può dirlo Maria, che ne è la madre! Chi più di lei può far sue le parole dell’Apostolo: “Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore” (Gal 4, 19)? Ella ci partorisce « di nuovo » sotto la croce, perché ci ha già partorito una prima volta, non nel dolore, ma nella gioia, quando ha dato al mondo proprio quella «Parola viva ed eterna», che è Cristo, nella quale siamo rigenerati.
 
La sintesi mariana del Concilio Vaticano II
 
La dottrina tradizionale cattolica di Maria Madre dei cristiani ha ricevuto una nuova formulazione nella costituzione sulla Chiesa del Concilio Vaticano II.
 
Nella Lumen gentium leggiamo:
Concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia.
 
Il Concilio stesso si preoccupa di precisare il senso di questa maternità di Maria. Dice:
La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce quest’unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia.
Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessità oggettiva, ma da una disposizione puramente gratuita di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo; pertanto si fonda sulla mediazione di questi, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, e non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita.
 
La novità più grande di questa trattazione sulla Madonna consiste, come si sa, proprio nel posto in cui essa è inserita, e cioè nella trattazione sulla Chiesa. Con ciò il Concilio – non senza sofferenze e lacerazioni, attuava un profondo rinnovamento della mariologia, rispetto a quella degli ultimi secoli. Il discorso su Maria non è più a se stante, come se ella occupasse una posizione intermedia tra Cristo e la Chiesa, ma ricondotto nell’ambito della Chiesa, come era stato all’epoca dei Padri.
 
Maria è vista, come diceva sant’Agostino, come il membro più eccellente della Chiesa, ma un membro di essa, non al di fuori o al di sopra di essa:
Santa è Maria, beata è Maria, ma più importante è la Chiesa che non la Vergine Maria.
nbsp;
Perché?
 
Perché Maria è una parte della Chiesa, un membro santo, eccellente, superiore a tutti gli altri, ma tuttavia un membro di tutto il corpo. Se è un membro di tutto il corpo senza dubbio più importante d’un membro è il corpo.
 
Questo è il caso teologico più evidente della verità dell’assioma, caro a papa Francesco, che “il tutto è superiore alla parte”. Questo assioma non si realizza nella Trinità perché in essa, grazie alla pericoresi, in ogni parte, o persona, c’è già il tutto. Si realizza invece nella Chiesa.
Subito dopo il Concilio, Paolo VI sviluppò ulteriormente l’idea della maternità di Maria verso i credenti, attribuendo a lei, esplicitamente e solennemente, il titolo di “Madre della Chiesa”:
 
A gloria dunque della Vergine e a nostro conforto, Noi proclamiamo Maria Santissima “Madre della Chiesa”, cioè di tutto il popolo di Dio, tanto dei fedeli come dei Pastori, che la chiamano Madre amorosissima; e vogliamo che con tale titolo soavissimo d’ora innanzi la Vergine venga ancor più onorata ed invocata da tutto il popolo cristiano ……