PANDEMIA 2020: chi è il “nemico”?
 
Più volte, in questi drammatici giorni, ho sentito da più persone di diversa estrazione, affermazioni del tipo: “dobbiamo combattere il nemico invisibile che è il coronavirus!”. Oppure: “Dobbiamo proteggerci da questo inquietante, invisibile, nemico che mette sotto scacco la nostra organizzazione sociale, la nostra salute, la nostra intelligenza!”.
 
È pacifico che dobbiamo difenderci dalle malattie; abbiamo il dovere di mantenere in salute il nostro corpo e vivere la nostra esistenza di creature razionali.
 
Tuttavia, l’espressione “nemico” e lo scandalo che questo virus suscita perché “si permette” di minare la nostra stabilità socio- economica, mi ha fatto pensare, da una parte, alla nostra umana fragilità, e, dall’altra, al modo con cui la nostra umanità si relaziona al resto del creato.
 
Un virus non è in sé un nemico: è un microrganismo che, come ogni realtà vivente, cerca solo di mantenersi nell’esistenza, seguendo le leggi della propria natura, e non può tener conto dell’alterità degli esseri in cui riesce a penetrare, non essendo un essere razionale.
 
Questa considerazione me ne ha suscitate altre.
 
Come viviamo noi la nostra relazione con gli altri esseri viventi?
 
Ci preoccupiamo forse della loro sopravvivenza?
Ci preoccupiamo di capire quale sia il bene nostro e quello delle altre creature?
Ci preoccupiamo di trovare il modo di convivere pacificamente con il nostro pianeta e con tutti gli esseri che lo abitano?
Abbiamo cura del mondo vegetale e delle leggi che governano il mondo materiale?
 
Non comportiamoci da vittime: abbiamo deciso di voler vivere in questo mondo sfruttandolo senza rispettarlo, senza averne cura, senza sforzarci di cercare un’armonia che non fosse esclusivamente al nostro servizio e funzionale alla nostra “crescita economica e tecnologica”!
 
Perché, allora, ci lamentiamo e ci atteggiamo a vittime?
 
Non abbiamo nemmeno rispetto delle altre persone, e da sempre ci combattiamo senza pietà.
Ancora oggi si verificano genocidi, deportazioni di uomini e donne per permettere ad una minoranza di vivere meglio degli altri, anche a scapito della vita altrui.
 
Non vorrei essere frainteso: è nostro dovere difenderci e proteggere la salute di tutti gli uomini.
 
Dato che, però, siamo esseri intelligenti, riflessivi e liberi, possiamo e dobbiamo chiederci se, forse, anche noi non ci comportiamo come dei virus rispetto alle altre realtà create.
 
Il senso di questa mia riflessione poggia sulla speranza che, partendo da questa pandemia, gli uomini possano riflettere sul proprio modo di relazionarsi con il creato, e determinarsi come singoli e come società a cambiarlo in meglio a tutela e beneficio di tutti.
Fra Giuseppe