PANDEMIA 2020: possiamo trasformarla in un’opportunità?
 
Tutti noi in questi ultimi due mesi abbiamo ascoltato un fiume di notizie sugli effetti negativi, sanitari e socio economici della pandemia che subiamo e subiremo.
 
In alcuni talk show vi sono invitati speciali che si preoccupano di spiegarci anche l’effetto psicologico che questa inaspettata contaminazione può causare sia nei singoli individui che nella società nel suo complesso.
 
Non mancano politici ed esperti che ci ricordano che questo flagello cambierà il nostro modo di vivere fino a quando non si troverà un vaccino efficace oppure una terapia adeguata.
 
Io non so se questa esperienza sarà in grado di farci ripensare il nostro modo vivere e produrre e non voglio essere profeta di sventura.
 
La Storia ci insegna che dopo una guerra se ne fa un’altra, che dopo una crisi finanziaria ne spunta una nuova, che gli schiavi (sebbene non definiti tali), sono ancora tra noi.
 
Pertanto, mi limito a proporvi un invito per trasformare questa situazione da negativa in positiva.
 
La società è un insieme di individui che, senza un obiettivo comune condiviso, genera per forza di cose divisioni e conflitti.  
Lasciando quindi perdere l’utopica esortazione al “gruppo” sociale, concentriamoci sulla nostra esperienza personale.
 
Ogni evento particolarmente significativo, sia esso positivo oppure traumatico, produce necessariamente sempre alcuni effetti su di noi.
 
L’evento tragico, in particolare, sembra avere una forza speciale che ci mette di fronte a noi stessi.
Attraverso di esso abbiamo la possibilità di riflettere sul nostro vissuto, sul significato della nostra esistenza, su quali sono i valori che guidano il nostro agire.
Ma, soprattutto, ci porta a riflettere su come viviamo e come agiamo in mezzo alla società.
 
La pandemia ci ha fatto scoprire sia la bontà e la dedizione di moltissime persone che il menefreghismo di altre.
Tuttavia, l’atteggiamento positivo non può essere solo quello di apprezzare l’operato degli altri.
 
A partire da questa constatazione dovremmo, quindi, porci alcune domande che possono cambiare la nostra esistenza e che non dobbiamo rifuggire.
 
Ve ne propongo alcune che il “Covid” dovrebbe suscitarci:
 
io che tipo di uomo voglio essere in questo mondo globalizzato dove tutto è interconnesso?
 
Posso pensare solo al consumismo e alla ricerca di un facile benessere materiale?
 
Posso pensare a salvare solo me stesso?
Senza curarmi dei meno fortunati?
 
Posso evitare di interrogarmi sullo sfruttamento sistematico della natura che stiamo operando da anni?
 
Chi ci assicura che questo virus, per ragioni a noi inaccessibili, non sia anche un effetto della devastazione del pianeta?

 
Ho pensato di proporvi queste riflessioni perché ognuno di noi possa, oltre che pregare, verificare e, se vuole, modificare il suo modo di essere nel mondo.

Fra Giuseppe