COVID, SOCIETÀ E POLITICA: CONTRADDIZIONI EMERGENTI

 
Soprattutto in questo travagliato periodo, sale alla cronaca quasi ogni giorno la protesta di qualche gruppo di lavoratori per il proprio disagio economico e la necessità di essere aiutato.
 
Sicuramente le richieste sono legittime e tante persone sono in grande sofferenza.
 
La comparsa del Coronavirus e l’epidemia che ha scatenato ci ha fatto capire che, di fronte al suo attacco, siamo tutti uguali e la sua diffusione in tutto il mondo mostra con chiarezza come siamo globalmente interconnessi anche a livello fisico e non solo digitale.
 
L’esperienza che stiamo facendo attraverso il Covid-19 dovrebbe, dunque, aiutarci a capire che non ci sono isole felici e che l’umanità è un corpo solo.
 
Eppure, le richieste, sicuramente fondate, delle varie categorie di lavoratori, hanno messo in luce alcune contraddizioni intrinseche al nostro modo di relazionarci come cittadini nella società e nella politica.
 
Questa mia riflessione ha lo scopo di sottolinearne alcune, affinché possiamo prenderne maggior consapevolezza e, per quanto è in nostro potere, contribuire al cambiamento, se non altro nella sfera di azione che è alla nostra portata.
 
La prima contraddizione: tutti chiedono e pretendono che lo Stato intervenga in loro favore.
 
Questo atteggiamento presuppone il fatto che il Governo sia stato mandato in Parlamento per occuparsi delle esigenze di tutti i cittadini indistintamente.
 
Ma la Storia insegna che questo non accade, perché i partiti politici si contendono il consenso elettorale, il potere e quindi il governo, proponendosi, in concreto, come rappresentanti di una parte (es.: partite iva, piccoli imprenditori, industriali, lavoratori dipendenti, interessi territoriali etc.).
 
Ne consegue che i rappresentanti vengono eletti per difendere gli interessi di una particolare categoria, hanno la cultura del parziale e non del tutto, si preoccupano di privilegiare alcuni a discapito di altri.
 
Come potranno, allora, una volta al Governo, rivestire realmente il ruolo di difensori di tutti i cittadini e quindi essere promotori del bene comune?
 
Non saranno in grado di farlo!
 
Purtroppo, constato amaramente che da diversi anni e ancora adesso non esiste un partito che di fatto sia il “paladino” di tutti e i cui rappresentanti siano eletti per fare il bene di tutti.
 
La seconda contraddizione sta nel fatto che la maggior parte dei gruppi professionali, cosi come i singoli lavoratori, artigiani, imprenditori piccoli e grandi, quando lavorano producono, agiscono, sono normalmente focalizzati ad espandere il proprio interesse particolare, perseguire il proprio bene esclusivo, senza tenere conto degli effetti che il loro agire potrà avere sulle altre persone e sulla società.
 
Purtroppo, molti, pur di raggiungere i propri obiettivi, non esitano a ricorrere a politiche commerciali scorrette, come ad esempio aumentando i prezzi in modo sconsiderato e arrivando addirittura alla evasione fiscale.
 
Come possono, allora, tutti costoro pretendere che lo Stato si occupi del loro interesse particolare, quando essi stessi non si sono preoccupati di rispettare lo Stato e l’interesse comune?
 
L’esperienza drammatica ed inaspettata della pandemia ha portato alla luce il contrasto stridente che esiste tra la sfera individuale e quella collettiva e la necessità di trovare un modo per risolverlo e cercare di sanare le contraddizioni che feriscono le singole persone e le società.
 
Non ho fatto studi di Scienze politiche e non sono un politico, ma è evidente che dovrebbero esistere solo partiti che abbiano come unico programma il bene di tutta la società civile e si differenzino unicamente per il diverso modo di perseguirlo e realizzarlo.
 
Ma, ahimè, quando ascolto i nostri leader nelle tante cronache politiche della giornata, sento parlare quasi esclusivamente di progetti di parte, a favore di piccole o grandi categorie di lavoratori…
 
Constato con amarezza che il Parlamento è concepito come luogo di scontro degli interessi dei vari (e tanti) gruppi, dove non ci si fa problema ad usare spesso in modo spregiudicato l’arma del compromesso che, per definizione, quando arriva, è sempre e solo al ribasso.
 
Mentre io credo fortemente che il Parlamento debba essere, invece, il luogo del confronto, per realizzare un progetto di società improntata al bene comune.
 
Utopia la mia?
 
Analisi parziale?
 
Lascio a voi il giudizio in libertà.
Fra Giuseppe