Il valore dell’Etica

 
 
Dovremmo forse smettere di pensare all’etica come qualcosa di oppressivo e di astratto, un insormontabile fardello di norme che siamo in obbligo di osservare – come gli oltre 600 precetti imposti dai farisei ai tempi di Gesù – per sentirci a posto, per non incorrere nel circolo vizioso di trasgressione e punizione, in terra e in cielo.
 
No, l’etica è piuttosto la straordinaria possibilità di poter perseguire il bene nella propria vita per trovarvi la piena felicità.
Perseguire il bene semplicemente per diventare buoni, nella misura sia pur parziale che ci è dato di raggiungere, perché «essere buoni» è il compimento della vita, l’unica situazione in cui possiamo dire di contemplarla nella sua bellezza e non nei suoi orrori, l’unica in cui troviamo una ragione di senso, l’unica in cui possiamo dire a noi stessi e annunciare gli altri che siamo felici.
 
Felici, non appagati, non esenti dal male che spesso soverchia il mondo, non ignari e indifferenti al dolore e alla sofferenza che ne tracima. La felicità vera assume anche la negatività, la trasforma in comunione, annulla la distanza e avvicina i cuori, perché questo è l’amore.
 
Nella comunione d’amore il bene e il male, la salute e la malattia, la miseria e la prosperità si confondono come vasi comunicanti, in una nuova economia circolare che crea il miracolo per cui il dolore dell’altro entra in me e ne fuoriesce come amore per lui, che lo accoglie e lo avvolge, dandogli una speranza, uno sguardo benevolo, quello cha ai moribondi di Calcutta sapeva rivolgere madre Teresa.
 
L’etica è questo scegliere ogni giorno la via buona solo perché è tale, perché è bella, piena di significato: è la perla, il tesoro nascosto per ottenere il quale vale davvero la pena di sbarazzarci di ogni altra cosa superflua.
 
Il contrario, il vivere non etico, è rinunciare a questa possibilità, è illudersi di trovare la propria felicità solo in quei beni terreni che ne sono un accattivante simulacro ma che poi nascondono il nulla: la vita che si ripiega in sé, che non trova il respiro per crescere e si accartoccia come una foglia d’autunno.
 
Se sapessimo davvero leggere i segni dei tempi, come ci invita a fare Gesù, lo vedremmo chiaramente: quante persone che hanno cercato in ogni modo e raggiunto il successo, il potere, la ricchezza, l’appagamento sessuale tutto hanno trovato fuorché la loro felicità, più spesso la loro autodistruzione.
E, allo stesso modo, vedremmo quanta gioia, pienezza, profondità c’è nel volto di quei santi, anche ordinari, che hanno consacrato la vita nell’amore e nel dono di sé.
 
Basta guardare, ascoltare, per capire quali siano i frutti, come ancora ci invita a fare Gesù, del perseguire il bene o il male.
 
I bambini in genere lo vedono benissimo, senza troppi ragionamenti.
 
Ecco perché dobbiamo ridiventare come loro.
 

Antonio Buozzi
giornalista e blogger
da: Il fuoco e la cenere
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