COVID: PROVA DI VITA

 

Il Covid-19 è sicuramente una grande tragedia umana, soprattutto per chi lo contrae e viene ricoverato in ospedale.  
Tutti quanti aspettiamo con ansia il termine di questa catastrofe, che però sembra protrarsi sempre più nel tempo: il vaccino ci sarà, ma non mancano incertezze di varia natura in termini di efficacia, copertura temporale, distribuzione…
 
In questi giorni quello che mi impressiona maggiormente sono la grande pluralità e diversità delle reazioni umane o politiche alla pandemia: ognuno reagisce in modo personale, a modo suo, sia come singolo che come società.
 
Questa diversità di interazione con il virus da parte delle singole persone mi invita a riflettere soprattutto su due aspetti:
 
– da una parte sulla limitatezza del nostro individuale modo di comprendere ed interpretare l’accadere degli eventi,
 
– dall’altra sul grande aiuto che possiamo ricavare, se lo vogliamo, da questa esperienza così negativa e, di conseguenza, trasformare in bene anche quello che si presenta come un male oggettivo.
 
Leggiamo nella Bibbia:
 
Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé:li ha saggiati come oro nel crogiuolo. (Sap 3, 5-6)
 
Il virus sta operando nei confronti di tutta l’umanità come una grande prova; anche se non lo sa e non ha questo proposito, ci può offrire una importante occasione per fare verità nella nostra vita e per crescere nel bene. Occasione che può portare ad una trasformazione radicale sia delle strutture sociali che dei nostri atteggiamenti personali.  
Non dico che la pandemia sia una prova voluta direttamente da Dio, ma affermo solo che è una grande opportunità, a prescindere dalla causa, e che può esercitare una funzione benefica nei nostri confronti.
 
Dobbiamo allora chiederci, senza sentimentalismi o retorica, se vogliamo vivere la pandemia come occasione per una vita futura migliore; se vogliamo andare oltre il lamento e l’attesa passiva, sognando solo di poter ritornare alle nostre precedenti abitudini e stili di vita, rimpiangendo, in molti, movida, ristoranti, viaggi di piacere…
In questo caso avremmo perso l’occasione forse più importante della nostra vita.
 
Domandiamoci allora: come può trasformarci in meglio il virus senza che sia percepito solo come un flagello da cui liberarci al più presto?
 
È molto semplice: il Covid-19 ci permette di vedere con chiarezza, molto meglio di tante altre cose, come siamo “combinati“ da un punto di vista psicologico e spirituale, sia come singoli che come società organizzata e strutturata.
 
Un esempio: prima di questa pandemia c’era il mito condiviso della eccellenza della sanità lombarda: oggi ne constatiamo tutti i limiti strutturali non compresi o non risolti e il bluff giocato sulla pelle delle persone.
 
Dal punto di vista personale, ed è questo l’ambito che più mi interessa, possiamo scoprire le nostre paure, il nostro egoismo, la nostra mancanza di docilità ad accogliere tutte le disposizioni governative, l’attesa passiva che qualcuno o qualcosa cambi le cose al più presto, il semplice rifiuto del dover vivere e convivere dentro questo limite, la mancanza di responsabilità verso il prossimo, la manipolazione dei dati che ci vengono forniti da scienziati ed esperti.
 
Non ultimo, dal punto di vista cristiano potremmo chiederci:
 
Dio c’entra qualcosa in tutto questo?
 
Dove è Dio in questo momento? Si è forse dimenticato di noi?
 
Come questa prova può aiutarmi a vivere più in comunione con Lui?
 
Come questa esperienza può aiutarmi a purificare la mia fede e a vivere una autentica vita teologale?
 
Come questa prova può operare come un fuoco che purifica nel crogiuolo della verità e della carità?
 
Carissimi, non perdiamo il nostro tempo a lamentarci e a recriminare.
 
Approfittiamo, invece, di questa particolarissima opportunità che la vita ci offre.
 
Sull’esempio di tanti, viviamola in modo positivo e non solo passivo e rassegnato.
 
In sintesi, insieme a tutti gli uomini di buona volontà prendiamo parte al grande processo di crescita che la pandemia ci offre.
 
Fra Giuseppe