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SECONDA  MEDITAZIONE
 

Il prologo (1,1-18)

 

Cari amici, in questa seconda meditazione continuiamo e concludiamo la nostra riflessione sul Prologo di San Giovanni.

Abbiamo voluto soffermarci a considerare solo due degli insegnamenti contenuti nel Prologo perché ci sembrano le due colonne che reggono il portone d’ingresso dell’edificio della nostra fede.

Con il primo insegnamento ci viene detto che possiamo conoscere con sicurezza quello che è fondamentale sapere su Dio

per vivere in modo autentico la nostra vita attuale,  quella terrena, ora,  e quella celeste, in seguito.

Nel secondo versetto che mediteremo ci viene comunicato qualcosa di ancora più incredibile e insperato: se vogliamo, possiamo vivere come figli di Dio.

Rileggiamo il testo di San Giovanni:

12 A quanti però lo accolsero diede il potere di divenire figli di Dio, a coloro che credono nel suo nome,

 13 i quali non da sangue né da volontà di carne né da volontà di uomo ma da Dio furono generati.

 

Dunque, con la fede, non solo possiamo conoscere Dio, bensì possiamo, addirittura, diventare Suoi figli!

Riflettiamo su quello che forse già sappiamo:

Se accogliamo la Rivelazione,

se ci fidiamo del vangelo,

se ci fidiamo di Gesù,

diventiamo idonei a ricevere il Sacramento del Battesimo con il quale veniamo rigenerati a una nuova vita!

Entriamo in una nuova dimensione!

Abbiamo accesso al mondo di Dio!

Entriamo in una comunione reale con Lui.

Perché Dio:

non vuole solamente darci delle informazioni, delle notizie riguardo alla sua natura,

non vuole limitarsi a farci conoscere qualcosa del mondo divino

né, tantomeno, vuole darci solo delle regole per imbrigliare la nostra volontà.

Dio vuole solo una cosa:

farci vivere come suoi figli!

Forse, adesso comprendiamo meglio perché facciamo una gran fatica a credere e a vivere di fede…

Perché la nostra natura ci inclina, invece, a vivere semplicemente come uomini!

Ci spinge, cioè,

a cercare quello che è più facile e immediato,

a seguire quello che vediamo con gli occhi e tocchiamo con le mani,

a desiderare quello che gratifica i nostri sensi immediatamente.

La fede, invece, ci invita, ci insegna, ci sprona a vivere come figli di Dio,

ossia, ad accogliere dei criteri di vita che sono verificabili solo dopo averli vissuti, sperimentati.

La fede ci invita a cercare una pienezza di vita e una modalità esistenziale che oltrepassa la nostra immediata esperienza.

É questa sicuramente la prima e vera difficoltà della fede.

Se, però, ci soffermiamo a riflettere bene su questo invito, scopriamo che è la cosa più bella che ci possa capitare!

La cosa più interessante che possa esserci proposta e che possiamo vivere.

Pensate, non siamo costretti a vivere in eterno dentro i limiti della nostra natura, dentro i condizionamenti del nostro mondo, dentro i limiti della nostra persona…

Possiamo andare oltre, possiamo entrare in un’altra dimensione,

possiamo oltrepassare tutto ciò che oscura e appesantisce la nostra esistenza e possiamo entrare a far parte, nientemeno, della famiglia di Dio!

SI !!!

Possiamo avere Dio per Padre:

la sua casa è la nostra casa

la sua vita è la nostra vita…

Con la fede, se lo vogliamo, possiamo partecipare alla resurrezione di Cristo e vivere anche noi con Lui nella beatitudine celeste.

Non è estremamente bello e affascinante tutto questo?

Non è desiderabile?

Soffermiamoci un attimo e riflettiamo con semplicità e disponibilità interiore:

ma, noi, abbiamo veramente capito che siamo stati invitati

a diventare cittadini della città di Dio?

A vivere con i santi e i beati in cielo?

Ossia, con le persone più belle e più buone che esistano?

Che anche noi siamo chiamati a diventare belli e buoni, puri e sinceri?

Ma, lo vogliamo davvero questo?

Perché non credere a questa proposta?

Perché trascurare quest’offerta di vita?

Perché ci attardiamo tra le cose del mondo e leghiamo la nostra felicità solo alle cose materiali?

A tante cose che sono effimere, illusorie, parziali, temporanee?

Il Signore Gesù è venuto nel mondo per portarci un dono straordinario, il dono della filiazione divina, il dono del cielo.

Perché attardarci ancora con le cose della terra?

Perché ritardare? Perché rimandare?

Affrettiamoci!

Chiediamoci:

perché non desideriamo ricevere questo suo bellissimo dono e seguire la via di Gesù che è anche morto per amore nostro?

perché non vogliamo accogliere il suo amore salvifico?
 

Credetemi, non dobbiamo studiare troppe cose, non dobbiamo leggere troppo libri, non dobbiamo nemmeno fare troppe preghiere.

Dobbiamo semplicemente dire con Samuele:

«Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta»

(1Sam 3,9) 

e metà della strada sarà già fatta.

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