Il Cattolicesimo, i fedeli in calo e la cura dell’entusiasmo

 

… È davvero singolare: statistiche e sondaggi sono impietosi nel confermare il declino, a viste umane, della maggiore Chiesa della Cristianità che ha perso (e in Occidente continua a perdere) praticanti, clero, influenza sociale e pure prestigio, tra scandali sessuali e finanziari.
 
Per stare al Papa gesuita che ha proceduto alle canonizzazioni, dalla morte di quel Giovanni XXIII che ieri ha elevato agli altari, la sua Compagnia ha perduto la metà dei membri.
 
E l’emorragia continua, non compensata da «vocazioni» terzomondiali spesso dubbie e fragili.

Quanto al Papa emerito, al momento dell’ordinazione sacerdotale la sua Baviera era di esempio edificante alla cattolicità intera, per adesione totalitaria a quella Roma il cui solo nome, ora, provoca in molti tedeschi, bavaresi in primis, una violenta reazione allergica.
 
… dal suo Paradiso, il nuovo santo della Polonia semper fidelis , come la chiamavano, guarda di certo con amarezza alla amatissima patria, adeguatasi di gran corsa a edonismi, consumismi, agnosticismi dell’Occidente.
 
Il Sudamerica di papa Francesco, il Continente cattolico per eccellenza, la speranza della Chiesa, sta passando a ritmi impressionanti a sette evangeliche giunte dagli Stati Uniti ricche di mezzi e di avversione verso quell’Anticristo che presiede alla nuova Babilonia: il Pontefice romano e la sua bottega, che chiamano Cattolica.
 
Eppure, ecco il paradosso: proprio questa Chiesa – di cui chi la vive dall’interno misura troppo spesso il grigiore, la mediocrità, le forze carenti – attira l’attenzione crescente del mondo intero, anche al di fuori dei tradizionali confini cristiani. Impressionante l’elenco dei collegamenti televisivi in diretta per la liturgia di ieri…
Negli Stati Uniti, la cultura egemone che controlla i media che contano è ancora quella di un Protestantesimo duramente anti-papista, con forte influenza di un Ebraismo liberal, dunque di solito non ostile, disinteressato a un Cattolicesimo numericamente forte eppure, qui, pure, in declino di forze e di prestigio.
Ma ecco che, poco più di sei mesi dopo l’elezione, il Papa con l’inedito nome di Francesco era già proclamato negli Usa «Uomo dell’anno», con doverosa copertina di Time. Non è un caso che – se sei un astuto Dan Brown e vuoi costruire a tavolino un bestseller di sicuro successo mondiale – devi ambientarlo tra Papi, cardinali, monaci, palazzi vaticani.
 
Forse, il paradosso trova, in parte almeno, un inizio di spiegazione proprio nella grande liturgia di ieri. Una truppa falcidiata e, in qualche regione del mondo, addirittura quasi sbandata, ha alla testa generali straordinari. Per usare una immagine non militaresca ma evangelica, l’albero non è poi così guasto, se continua a dare frutti che – oggettivamente, al di là di ogni apologetica clericale – hanno tali qualità da attrarre a sé l’attenzione, anzi l’ammirazione di tanti uomini nel mondo intero.
Quale istituzione ha avuto al vertice persone di grande diversità per storia personale e temperamento e al contempo di grande omogeneità per vasta cultura e per coerenza della vita con il pensiero come (stiamo solo a questo dopoguerra) Pacelli, Roncalli, Montini, Luciani, Wojtyla, Ratzinger e, ora, Bergoglio?
 
Qualcuno, nella Chiesa stessa, ha mugugnato, giudicando eccessiva la serie di Pontefici recenti per i quali è iniziato o concluso il processo di beatificazione e di canonizzazione. Quasi che il papato volesse esaltare se stesso: è la critica che è stata rivolta soprattutto alla liturgia solenne di ieri. Ma il fatto – ratificato, del resto, dal giudizio del «mondo», anche se incredulo o non cristiano – il fatto è che quei Pontefici meritano davvero di essere presentati a ogni uomo di buona volontà come esempio di chi ha cercato di far vincere il bene sul male, di tenere a bada il peccato e di coltivare la virtù.
A cominciare da se stessi. Chi – quale che sia la sua fede o la sua incredulità – chi non vorrebbe come amico, come confidente, come aiuto spirituale nelle durezze delle vita un Giovanni XXIII o un Giovanni Paolo II, da ieri santi? Ma anche, lo si dica, un Benedetto XVI o un Francesco?
La Chiesa può sbandare ma Pietro mostra di essere fedele al nome che il Cristo stesso gli diede: una «pietra» salda , che sorregge la fede che in altri sembra spegnersi.

Da Il Corriere della Sera
Articolo di Vittorio Messori

 

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