Il pentimento di Dio
 

Samuele è l’ultime dei Giudici e il primo Profeta del popolo degli ebrei. A lui si deve l’istituzione della monarchia che dura in Israele circa cinquecento anni.  Siamo nell’intorno dell’anno 1000 a. C.
 
Allora fu rivolta a Samuele questa parola del Signore: “Mi pento di aver fatto regnare Saul, perché non ha rispettato la mia parola” (1 Sam15,1-11).
 
Ascoltiamo qui una parola strana pronunciata dal Signore: Mi pento di aver costituito Saul come re. Il Signore ammette di aver sbagliato e si pente.
 
Formule di questo genere si trovano anche altrove: sono i tre grandi testi in cui c’è il pentimento di Dio. Il primo è in Gen 6 all’inizio del racconto del diluvio, quando il narratore stesso disse che il Signore si pentì di avere fatto l’uomo: Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e con l’uomo anche il bestiame, i rettili e gli uccelli del cielo. Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. (Gen 6,5-8)
 
Il narratore esprime il pensiero di Dio che guarda l’umanità piena di male e si pente di aver creato l’uomo. Però non pone fine al suo progetto iniziale, ma lo riprende con un impegno personale: “Mi impegno a non distruggere più l’umanità”. In Dio c’è un cambiamento.
 
Al capitolo 32 dell’Esodo, Mosè, scendendo dal Monte, trova il popolo che adora il vitello d’oro e sente il Signore che gli dice: distruggerò questo popolo. Mosè allora si rivolge a Dio dicendogli: “Pentiti, ricordati di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”. (Es 32,14). Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.
 
Terzo caso: il Signore sceglie il re, poi parla al suo amico profeta Samuele in confidenza, (1^Sam 15,11).
 
Mi pento di aver fatto regnare Saul. Il Signore però non si pente della istituzione monarchica e riprende il suo progetto con un altro re che vada meglio: Davide.
 
Tre esempi di partenza sbagliata. Un’opera grande che però parte male: la creazione dell’uomo, l’Alleanza con Israele al Sinai, la scelta di un re.
 
Noi – da un punto di vista teologico un po’ catechistico, banale, semplice – siamo abituati a parlare della mentalità di Dio, di un Dio sempre uguale che sa tutto. Dobbiamo però fare molta attenzione perché questo schema filosofico-fissista, su un Dio che sa tutto e non cambia mai, è un’elaborazione filosofica e non è la rivelazione biblica. Il racconto biblico è molto più vivace e molto più intelligente, molto più umano di tante nostre schematizzazioni filosofiche, teologiche e catechistiche.
 
Il racconto biblico ci aiuta ad avere un respiro più ampio. Esso mostra, con un’intensità drammatica, delle vicende umane dove Dio è coinvolto anche passionalmente.
 
Il pentimento, infatti, fa parte delle passioni; c’è un coinvolgimento di Dio che partecipa alla storia dell’umanità. Vuol dire che l’umanità ha un ruolo importante, gli atteggiamenti degli uomini sono decisivi per la Storia. Non siamo marionette preordinate, programmate in anticipo che fanno automaticamente quello che era previsto che facessero; la nostra è una storia in cui ogni persona umana è responsabile e il progetto può variare.
 
 Il Dio che sa tutto e che progetta il piano non è predeterminista, non ha fatto perdere  la libertà e l’intelligenza alle creature, ma dialoga con loro.
 
Molti secoli  prima di Shakespeare gli Autori biblici hanno creato delle situazioni drammatiche per far sì che noi lettori imparassimo a pensare e a sentire.
 
Questo brano parla della giustizia e della  misericordia di Dio.
 
L’umanità è cominciata male, ma Dio non ha annegato tutto. La giustizia ha punito col diluvio, ma la misericordia ha salvato e ha dato la possibilità di riprendere.
 
Dio ha fatto alleanza con Israele e subito Israele pecca creando un vitello d’oro; Dio si pente di aver fatto alleanza con Israele e decide di distruggerlo. Mosè lo invita a pentirsi, Dio non distrugge gli Israeliti, accetta di fare alleanza con un popolo di peccatori.
 
Nel caso di Saul arriviamo all’individuo, è la stessa situazione che giunge allo specifico.
Dio sceglie Saul come “primo re”, ma il beniamita non merita la sua fiducia e il primo re si rivela una scelta non felice.
 
In questi tre testi Dio esprime il suo “pentimento” indirizzandolo a tre ambiti dell’umanità in momenti diversi del suo intervento creativo.
L’occhio giusto e misericordioso di Dio è rivolto all’umanità intera nella varietà di tutti i popoli che la costituiscono e nella singolarità di ogni creatura vivente.
 
prof.ssa Ebe Faini Gatteschi
filosofa e docente