SACERDOZIO E CELIBATO

 
 
Un altro dei temi caldi che dividono in questo tempo la Chiesa e, soprattutto, costituisce un discrimine per accogliere il magistero di Papa Francesco o per segnalare la nostalgia di Benedetto XVI è il celibato dei sacerdoti.
 
Anche in questo ambito bisogna fare chiarezza e non dividersi come tifoserie allo stadio.
Purtroppo, ciò accade perché in questo dibattito entrano in scena alti prelati che si schierano sui due fronti.
 
Cercherò, quindi, di offrirvi una serie di dati che da soli possono dissolvere la questione e ricondurla a quello che è: una scelta pastorale per il bene della Chiesa.
 
Prima considerazione: il celibato non è intrinsecamente connesso con il sacramento dell’Ordine.
Ciò significa che viene ordinato validamente sia il candidato sposato che quello celibe.
 
Sappiamo dall’epistolario Paolino che nella Chiesa primitiva vi erano vescovi sposati.
 
Nella cristianità esistono attualmente comunità ecclesiali che prevedono la possibilità del matrimonio per i loro presbiteri: Chiese cattoliche di altri riti.
 
La Chiesa ortodossa, prima della ordinazione, invita il candidato a dichiarare se intende scegliere il matrimonio o il celibato.
 
Nella Chiesa cattolica romana, fin verso il 13° secolo, c’era la possibilità di potersi sposare.
È stato solo successivamente che la Chiesa cattolica romana ha decretato che chi voleva accedere al ministero presbiterale doveva dichiarare di volere abbracciare il celibato permanente.
 
Questa decisione è stata presa per consentire al presbitero maggiore libertà e dedizione alla comunità dei fedeli di cui deve farsi carico.
 
Essendo dunque quello del celibato una norma funzionale ad alcuni criteri e obiettivi pastorali, non c’è nessun impedimento alla ipotesi che la Chiesa cattolica possa cambiare questa disposizione. Ossia, ritornare al regime che l’ha accompagnata per 1200 anni e lasciare questa scelta alla responsabilità pastorale del santo Padre e dei Vescovi.
 
Val la pena ricordare quello che ci ha insegnato Gesù: il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato.
 
Sono sempre molto sorpreso e perplesso quando sento che vi sono molti laici che si agitano e creano fazioni supportati da qualche cardinale o teologo di fama, che non ha alcun argomento teologico per invocare il mantenimento della tradizione, ma solo una preferenza, una idea personale legittima, ma molto relativa.
 
Come sempre, la carità dovrebbe in primo luogo “ispirare” atteggiamenti di ascolto della altrui oponione e poi informarsi opportunamente.
 
Lasciamo a chi ha il carico della responsabilità e non prestiamoci a facili condizionamenti e a bisogi di proptagonismo.
 
Preghiamo uniti per la Chiesa e per coloro che hanno la responsabilita pastorale.

 
Uniti nel Signore,
 
Fra Giuseppe