Una riflessione incisiva, che ha il respiro della Speranza cristiana, sostenuta dalla certezza dell’amore materno del Padre celeste, dal quale “né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci in Cristo Gesù nostro Signore.” (cfr. Rm 8,39)

 

Io resto tranquillo e sereno, come un bimbo in braccio a sua madre

 
 
In questi tempi di dolore e paura il cristiano che altro può e deve fare se non abbandonarsi nelle mani del Padre con la semplicità e la fiducia di un bambino?
 
Come recita il salmo 131: Io resto tranquillo e sereno, come un bimbo in braccio a sua madre.
 
E dice ancora: non si inorgoglisce il mio cuore… non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze.
 
Ecco, le “cose grandi” alle volte nascono dall’orgoglio, dalla pretesa di poter controllare, giudicare e dominare tutto.
 
Non si tratta, certo, di arrenderci di fronte alla realtà, di rinunciare a lottare, di fare la nostra parte.
 
Tutto questo rimane, non ne siamo esenti, ma, allo stesso tempo, dobbiamo riconoscere che c’è una dimensione di grandezza che non appartiene a noi, ma è di Dio, che la realtà rimane un mistero insondabile, come anche riconoscono gli scienziati quando approfondiscono la natura dell’universo e la scoprono, ogni volta, completamente diversa dalla loro stessa precedente visione del mondo.
 
Dio in Cristo non è venuto a darci le chiavi di questa complessità, a spiegarcela; è venuto piuttosto a parlarci del Padre, cioè di Dio e facendolo nel modo più semplice possibile, in modo che ognuno di noi possa capirlo appieno: è venuto a dirci che al di là di tutte le cose c’è un Dio che ci ama e ci aspetta, attende che noi lo riconosciamo e corriamo a Lui, incontro al suo abbraccio misericordioso.
 
Ecco, avere fede, aver messo da parte un po’ di quell’olio delle dieci vergini, è conservare e ritrovare la fiducia che in qualsiasi situazione, anche la più tragica e terribile, ad Auschwitz come a Treblinka come nei reparti di rianimazione in questi giorni grigi, Dio è lì ad attenderci e a donarci il suo amore.
 
Come i bambini che quando stanno male non si chiedono perché o quale sia la malattia che li fa soffrire, ma cercano l’abbraccio della mamma e del papà e questo già li conforta. E lo fanno perché sono certi che in quelle mani che li accolgono c’è tutto il calore e l’amore del mondo e, in quel momento, è tutto quello che cercano.
 

Antonio Buozzi
giornalista e blogger
da: Il fuoco e la cenere
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