IL NATALE CANCELLATO

 
Sembra che diversi Paesi si stiano seriamente interrogando sulla opportunità di cancellare (almeno per quest’anno!) il Natale.
Alcuni dei volti più noti della virologia italiana, i cosiddetti “falchi”, non lasciano illusioni: cenone di Natale al massimo per pochi intimi. Giusto marito e moglie (o conviventi), visto l’andazzo.
Sulla opportunità di mettere restrizioni alle Messe, Giuseppe Conte è più indulgente e ci dice che il Natale (bontà sua) è “anche” un momento di spiritualità.
Quindi potremmo anche andare a Messa…
Recentemente Walter Veltroni, ospite da Fazio, (oramai queste trasmissioni televisive sono il palcoscenico spesso sgangherato delle nostre intellighenzie), ha rimarcato con disappunto il fatto che si chiudano cinema e teatri e non le Messe.
Silenzio complice di Fazio, sempre molto compunto con i suoi ospiti, applausi dai pochi presenti e scontate code plaudenti sui social.
 
Sinceramente, in questi momenti mi piacerebbe sentire qualche presa di posizione forte da parte della Chiesa e vorrei che Papa Francesco fosse meno Papa e più Don Camillo.
In uno degli episodi della narrazione di Mondo Piccolo, Don Camillo si trova a commentare, durante la Messa domenicale, uno scandalo avvenuto in paese.
Aveva preparato un discorso garbato e ammodo ma, quando vede in prima fila alcuni degli sciagurati impenitenti protagonisti del fattaccio, mette un drappo al Crocefisso sull’altare perché non senta, si pianta le mani ai fianchi e termina la predica a modo suo.

In realtà, io posso anche indignarmi per queste osservazioni che dimostrano come, nella percezione comune, Gesù sia un complemento di arredo in forma di presepe in un contesto fatto di shopping, lustrini e abbuffate.
Però, se viviamo questa situazione, è anche colpa mia che in tanti anni questa percezione l’ho assecondata.
Fino ad ora le crociate cristiane che rivendicavano il senso del Natale cristiano sono state al massimo ridotte a litigi scolastici sulla opportunità o meno di esporre il presepe, per non offendere i musulmani (ai quali per altro la cosa non tange minimamente) e a qualche iniziativa caritatevole.
 
Certamente, il Natale non sarà cancellato per noi credenti e lo vivremo come sempre nella verità, non solo come momento tradizionale.
Ma, parlando in un senso più ampio di collettività, di umanità, ora forse abbiamo l’opportunità di riprenderci per davvero questa festività.
Vivendola come abbiamo vissuto la Santa Pasqua di quest’anno drammatico.
Ricordiamo tutti, anche chi non lo confesserebbe mai, quella sera in cui, con il passo dolente e zoppicante, un anziano Papa, solo in una delle più famose piazze del mondo vuota, è andato sotto una pioggia flagellante, seguito dagli occhi sgomenti  di tutto il mondo, a implorare l’aiuto di Dio.
 
Sarà un Natale certamente diverso nelle nostre consolidate abitudini umane.
E – non sono un marziano – lo dico con dolore.
Il fatto di non poter vivere in casa con i miei cari un momento che risuona anche magari di note infantili, non dico di no, mi fa soffrire.
Il non poter vivere un momento di festa, fosse pure intorno a un semplice panettone, peserà.
Del resto, anche se il lockdown sarà ammorbidito, questo non allevierà la violenza di un momento in cui migliaia di malati combattono, i sanitari sono in affanno, e tante, troppe famiglie sono nel lutto.
Non ultimo, andando sul pratico, sarà un disastro anche per il negoziante che a Natale si porta a casa solitamente il fatturato dell’anno.
Quindi, per tanti aspetti, sarà un Natale pesante.
 
Ma, certamente, abbiamo una grande opportunità.
 
Per chi vive una vita di fede, sarà un momento prezioso per rinsaldarla e fare un salto ulteriore.
Per chi fede ne ha poca sarà un momento per riscoprirla.
Per chi la fede proprio non ce l’ha sarà una opportunità, suo malgrado, per alzare  gli occhi al Cielo e scoprire qualcosa che non avrebbe mai immaginato.
 
Perché, comunque sia, la Luce di Cristo arriverà a squarciare la notte e a illuminare quella strada che per tanti motivi abbiamo perduto.
Perché, comunque sia, sarà Natale.
Perché, cari governanti e intellettuali di parte che vedete in questo incidente della Storia una opportunità per ridimensionare Dio, mi dispiace per voi:
 
il Natale, o meglio, il Santo Natale, non lo potrete mai cancellare.
 
Dio non lo puoi cancellare.

Giulio Fezzardini