RIFLESSIONI

Barnaba Apostolo: la sfida dell’annuncio oggi

P. Guido Bendinelli OP
Mt 5, 17-19
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Siamo sopraffatti dal luogo comune che la modernità abbia definitivamente relegato in soffitta i valori tradizionali, sostituiti da nuovi modelli comportamentali, che l’uomo adulto dei nostri tempi saprà scoprire e imporre in vista della liberazione sua e della società. Tra questi spicca la negazione del valore indissolubile del matrimonio, la relazione tra i sessi non più concepita in maniera esclusiva tra un uomo e una donna, il diritto di decidere la vita del nascituro, le manipolazioni genetiche quasi che l’essere umano sia cavia da esperimento, le decisioni sul fine vita di un anziano o di un malato terminale. Quanto poi alla morale sociale, che comprende la destinazione universale dei beni della terra, la giustizia verso i più deboli, l’uso moderato del potere finanziario, erano valori già ampiamente defenestrati da una economia che guarda soltanto all’accaparramento e al proprio interesse speculativo.
Inoltre il modo di intendere la nostra fede nel Cristo, inteso come un maestro tra i tanti, un profeta affascinante, uomo che ha saputo testimoniare il vero a fronte delle autorità e contro tutte le ipocrisie del suo tempo, ma non Dio, il Figlio di Dio, morto e risorto, per la nostra salvezza; dichiarazioni non più compatibili con la moderna indagine storica o con le acquisizioni delle scienze. La Chiesa poi viene ridotta al rango di una società di liberi pensatori, in cui all’elezione e istituzione divina, dovrebbe sostituirsi la gestione democratica, in cui il numero farebbe la verità.
Penso a questo dopo avere letto le parole di Gesù: “finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto”. La legge che Dio ha consegnato a Israele e all’intera umanità non è destinata a passare come una delle tante mode, ma a rimanere, e soprattutto a conoscere il suo compimento. Ciò sta a indicare che non solo essa non andrà incontro a rottamazione, eliminazione, cancellazione, ma resterà in vigore sino al ritorno di Gesù, come norma, comando, ispirazione e orientamento della vita degli uomini, ma ancor più essa conoscerà una piena attuazione da parte di questi. In altre parole ciò che Iddio ci ha consegnato, rappresenta il solo messaggio destinato a produrre frutti, generare effetti, cambiare il volto dell’uomo, perché costituisce in termini normativi la verità della creatura.
Queste convinzioni non ci abbandonino mai, ma si radichino tanto più tenacemente nel nostro animo, quanto maggiormente sembrano contraddette nei fatti.
E anziché indulgere a vuoti piagnistei sul bel tempo passato (massima stoltezza!!), mobilitiamoci per vivere nel presente questa fedeltà, facendone oggetto di testimonianza e insegnamento. Forse non potremo essere virali e pervasivi come i media, ma potremo certamente arrecare il nostro sostanziale contributo alle persone che condividono più strettamente il nostro cammino.
Le parole di Gesù anzi attestano che tutto ciò costituisce condizione di accesso al regno dei cieli. Dio vuole che i suoi discepoli testimonino e insegnino i precetti salutari, senza darsi troppa pena delle obsolete obiezioni che i moderni moralisti vorrebbero opporre.
Se si pensa poi che Gesù non solo non è venuto ad abrogare ma a dare perfezionamento a quanto Dio aveva detto già a Dio a Mosè, scrivendola nei cuori dei suoi fedeli, si comprende che il cristiano è chiamato non solo a una fredda osservanza, ma a una intima adesione alle dieci parole del decalogo, accolte con amore, piuttosto che sopportate nel timore; non limitandoci a decantarle, ma a farle, a praticarle. Ricordandoci sempre delle parole della lettera di Giacomo: “chi fissa lo sguardo sulla legge di libertà, non come un ascoltatore smemorato, ma come uno che la mette in pratica, costui troverà la sua felicità nel praticarla”.
Per essere felice, vivi la legge di Dio e le beatitudini evangeliche che ne sono il completamento!
Santa giornata a tutti, nella memoria delle beate Diana Cecilia e Amata che condividerò l’ideale di san Domenico
P. Guido Bendinelli OP
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La lotta al male e alle passioni

Praticamente tutte le riflessioni e le predicazioni di p. Giuseppe, oltre che una serie di corsi di
spiritualità, contengono stimoli e strumenti finalizzati a:
• favorire la conoscenza di sé
• ingaggiare la lotta al male che c’è in noi e alle nostre passioni
La conoscenza di sé, derivante dal confronto con la Parola di Dio e dalla direzione spirituale e
sostenuta dallo Spirito Santo, progressivamente ci fa prendere consapevolezza dei nostri limiti,
delle nostre paure, delle nostre fragilità/debolezze, che a questo punto possiamo con fiducia
presentare a Gesù affinché vengano sanate.
La lotta al male e alle passioni è stato un punto fondamentale dell’insegnamento di p. Giuseppe, perché sono l’ostacolo concreto e reale tra noi e la salvezza e ci impediscono di affidarci totalmente all’amore di Dio e alla sua provvidenza.
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Araldo del Vangelo

Innamorato della Parola di Dio e della persona di Gesù Cristo, p. Giuseppe si è fatto araldo di questa parola che risuonava nella sua anima come Via, Verità e Vita. All’annuncio della Parola, attraverso la predicazione, gli incontri di spiritualità, la preghiera e, infine, con la fondazione della Comunità Abbà, p. Giuseppe ha dedicato la vita.
Ascoltare le sue predicazioni e le sue meditazioni ha significato per ognuno di noi sentire il Vangelo prendere vita nei nostri cuori e il desiderio di trasmettere a nostra volta la bellezza di ciò che ascoltavamo, che ha riempito il nostro cuore di gioia e che ha dato alla nostra vita un senso autentico!

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Accogliere la Salvezza

Intimamente connesso all’amore per Cristo, per tutta la sua attività pastorale, con particolare intensità negli ultimi anni della sua vita terrena, per p. Giuseppe c’è stato lo sforzo costante di cercare di aiutare quanti si rivolgevano a lui, o ascoltavano le sue predicazioni, a comprendere che cosa impedisce di accogliere concretamente la salvezza che Gesù ha portato.
Credenti, che nonostante la frequentazione dei sacramenti, la preghiera, i pellegrinaggi, la devozione non riescono a vivere nella gioia e nell’amore e nella libertà dei figli di Dio, non riescono ad accogliere se stessi e gli altri, non riescono a vincere il proprio carattere e le proprie inclinazioni naturali, non riescono a perdonare e a perdonarsi, non riescono a distaccarsi dalle cose materiali e dalle suggestioni di questo mondo.