STIAMO UCCIDENDO IL MARE … E NON SOLO!!

 
Come è Profondo il Mare di Nicolò Carnimeo
Edizioni Chiarelettere


Questo grido accorato esce dalle parole di un libro che è insieme denuncia, atto d’amore, grido di dolore, appello, esortazione a tutti gli uomini e donne di buona volontà.
 
Riecheggiando nel titolo una delle più belle composizioni di Lucio Dalla, oggi sappiamo che era una profezia, Nicolò Carnimeo, insegnante di Diritto della navigazione e dei trasporti alla Università di Bari, compie un viaggio per mare, una missione visti gli esiti, in quello che diventa una specie di incubo collettivo.
 
L’incuria, la miopia, l’egoismo dell’uomo, stanno uccidendo il mare.  
Vagano negli oceani isole enormi, grandi come continenti, formate dai rifiuti di prodotti di materiale plastico gettati da decenni, indiscriminatamente, nel mare. Questo materiale decomponendosi entra nel ciclo di alimentazione dei pesci, un infido, nuovo plancton che, a sua volta, entra nella alimentazione dell’uomo con esiti nefasti, purtroppo, già documentati. Il nostro mare Mediterraneo è già coinvolto in questo tragico processo.
 
Dobbiamo fare qualcosa.
 
E subito.
 
Non siamo nella retorica delle parole, ma in una emergenza che abbiamo in casa. “Come è profondo il Mare” diventa una testimonianza preziosa e urgente che ci chiama tutti a una presa di coscienza. Senza aspettare grandi cose dagli altri cominciamo da nostro piccolo quotidiano: se andiamo a un pic nic sulla spiaggia, spenti i fuochi portiamoci via i nostri rifiuti. Bicchieri di plastica, posate, bottiglie, sacchetti. Se non lo facciamo la pioggia le scaricherà in mari. Ma non illudiamoci! CI verranno restituite. Ma sarà un regalo molto amaro.

 

La presentazione del libro
 
sul Fatto Quotidiano (17 gennaio 2014):
 
Libri:
 
mare di plastica, mercurio e tritolo l’eredità che lasciamo


La mia finisce qui,
 
oggi inizia la sua navigazione “Come è profondo il mare” (Chiarelettere),


vi dirò la verità, per chi ama come me il mare e vive nella sua empatia (lo guardo adesso dalla finestra mentre scrivo), questo libro è stata una sofferenza, più volte l’ho lasciato, non riuscivo a raccontare quello che avevo vissuto. Lo rifiutavo. Poi ho pensato che sarebbe servito, che c’è bisogno di consapevolezza, le stesse persone che ho incontrato in questo lungo viaggio, con i loro gesti coraggiosi, con la loro tenacia, mi hanno spinto a continuare. Cambiare, risalire la china si può, ma bisogna smettere di vivere con il paraocchi.
 
Sono partito tre anni fa da Cala Matano alle Tremiti dove Lucio Dalla scrisse la sua canzone più bella, quasi una profezia, (rileggetene le parole…) per poi visitare la grande isola di plastica nel Pacifico incontrando il suo scopritore Capitano Charles Moore scoprendo che ci sono ormai altri cinque continenti artificiali grandi come l’Europa. Poi sono tornato nel nostro Mediterraneo, dove ho partecipato alla spedizione antiplastica di Expedition Med e ho assistito al massacro dei capodogli sul Gargano, ponendomi e cercando di rispondere a diversi interrogativi tra cui: quanta “plastica” può tollerare il nostro organismo? Quanto mercurio c’è nel pesce che mangiamo? L’Adriatico è una discarica di tritolo? Perché meduse e alghe aliene invadono i nostri mari?
 
E, soprattutto, rischiamo di fare la stessa fine dei capodogli del Gargano? Partiamo da un dato di fatto. Noi facciamo parte dei cicli naturali e qualsiasi cosa sversiamo nell’ambiente prima o poi ritorna come un boomerang, specialmente nella catena alimentare.
 
Rispondere ai quesiti non è stato semplice, nel libro ci ho provato.
 
Vi sono differenti livelli di rischio che possono riguardare chiunque consumi pesce e, specialmente, alcune categorie come le donne gravide e i bambini …
 
Come fosse una dedica a tutti coloro che in questo viaggio mi sono stati vicini ecco una frase che si trova alla fine del libro che racchiude le ragioni più profonde di questo libro …

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