Memoria, un dovere europeo
 
Articolo di Andrea Riccardi

 

Da Avvenire 27/1/2014

 

Bisogna ancora ricordare la Shoah? Le memorie ufficiali possono diventare polverose. Talvolta l’ufficialità di tante «memorie» nel nostro Paese provoca fastidio tra i giovani. I testimoni ci hanno finora aiutato a sentire vicina la drammaticità della Shoah. Con la loro scomparsa, siamo in una nuova stagione. Tuttavia anche i testimoni hanno faticato nel dare la loro testimonianza.
 
Ho conosciuto bene un’ebrea romana, catturata nella razzia del 16 ottobre 1943 e tra i pochi ritornati dalla Germania, Settimia Spizzichino. Al ritorno constatò come la gente non volesse ascoltarla, perché si sentiva piena di problemi e vittima della guerra. Settimia tacque per decenni, silenziata dal vittimismo degli altri. Solo negli ultimi due decenni tanti testimoni hanno potuto parlare ed anche Settimia comunicò ai giovani l’orrore della Shoah.
 
Ho conosciuto un altro ebreo romano, sfuggito alla razzia, nascostosi in Laterano e poi altrove, temendo un’invasione tedesca nell’area lateranense: Michele Tagliacozzo. Michele, dalla fine della guerra, raccolse documenti sulla Shoah per provare quell’infamia: storico e amico degli storici più giovani, a cui forniva materiale. Spizzichino e Tagliacozzo hanno conosciuto stagioni e modi differenti in cui rendere testimonianza.
Sono convinto che abbia ragione lo storico Lucien Febvre, quando diceva: «Per vivere occorre anche dimenticare». Ma la vicenda della Shoah s’impone tra i tanti altri ricordi destinati a cadere. Non solo per l’orrore industriale della macchina di morte nazista. Ma anche perché segna l’inizio della storia contemporanea. Il processo di unificazione dell’Europa e il radicamento del continente nella democrazia partono da Auschwitz, anzi dal rifiuto della Shoah. Infatti la Shoah non è solo un fatto tedesco, come talvolta si dice. No, è una storia europea, cui hanno partecipato volenterosi collaboratori, italiani, francesi, austriaci, ucraini, croati, slovacchi, cechi, ungheresi, lituani, estoni, lettoni, polacchi ed anche altri. È una storia europea complessa, non riducibile alla sola vicenda delle vittime e dei carnefici.
 
Oggi ricordare vuol dire indagare la complessità storica e raccontarla. Tanti collaborarono al massacro. Ci fu l’appropriazione dei beni ebraici, su cui poco si è scritto. Molti europei hanno lucrato sulla Shoah. Non pochi hanno tradito o venduto gli ebrei. I «mostri» nazisti non erano soli. Di fronte al male, imposto da un regime totalitario, però si può scegliere da che parte stare. La storia della Shoah mostra che, anche in casi di estrema coercizione, si può resistere.
 
È la storia del riconoscimento dei «Giusti tra le nazioni», …

 

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