SIN IS THERE YET? BUT WHAT IS IT?
 

IL PECCATO ESISTE ANCORA?

MA COS’È?

 

Un noto giornalista ha affermato che il Papa non parla più del peccato, che il peccato è stato eliminato, che, finalmente, nella Chiesa non si parla più di queste cose e siamo stati liberati dal senso di colpa…
 
Con tutto il rispetto per le opinioni, qui c’è una certa confusione e forse è il caso fare un po’ di chiarezza.
 
Il peccato non è il “senso della colpa”; non è neppure la trasgressione di una legge.
 
Forse molti sono stati educati con il concetto che il peccato sia un’offesa a Dio … Pensate, Dio si è tanto offeso da mandare Suo Figlio a morire per noi! Vero che a volte anche la Chiesa usa terminologie un po’ bizzarre per presentare la fede.
 
Meno male che questo Papa sta cercando di fare un po’ di pulizia anche nel linguaggio …
Egli richiama continuamente ad un nuovo modo di presentare la fede cristiana. Lo fa anche attraverso la sua esortazione Evangelii Gaudium, che io invito tutti a leggere, perché è veramente un’opera ispirata, di grande bellezza e al tempo stesso di grande praticità, tanto che può essere adottata anche come un libro spirituale.
 
Dice papa Francesco: “Bisogna rinnovare il linguaggio”!
 
In molti, troppi, pensano che il peccato sia un’offesa a Dio, una trasgressione ad una legge, oppure, come tanti in confessionale dicono, un errore: “Padre ho sbagliato”!”…
 
Sbagliato?
Ma che cosa hai sbagliato?
 
Ti sei buttato a pesce su quella cosa che ti pareva fosse un bene…!
 
Se hai tradito tua moglie o tuo marito è perché lo hai desiderato con tutto il cuore. Non è un errore che hai fatto.
 
Devi prendere consapevolezza che nel tuo cuore c’è il desiderio del male. E, poiché il male si oppone al bene, ne deriva che il peccato è vivere una vita lontani da Dio, separati da Dio.
 
Il peccato è non tenere conto di quello che Dio ci insegna per la nostra vita, per la nostra salvezza.
 
Finché noi non ci convinceremo che il nostro bene, la nostra vita, la nostra felicità, la nostra gioia, la nostra libertà consistono nel vivere in comunione con Dio e che il male è l’effetto del peccato, che il peccato è “non tenere conto” di quello che Dio dice, noi non riusciremo ad iniziare un cammino vero, autentico, di liberazione; non riusciremo a ricevere il perdono dei peccati e non riusciremo a fare estirpare da Dio il peccato dal nostro cuore.
 
Nel Vangelo di san Giovanni leggiamo del battesimo impartito da Giovanni Battista: “Convertitevi! Credete al Vangelo! Cambiate vita!”
 
Cioè, vuole dire: cambiate desideri! Cambiate progetti! Cambiate aspirazioni! Desiderate un altro modo di vivere!
 
Noi, come cristiani, dovremmo desiderare, dalla mattina alla sera, di vivere nella verità, nella giustizia, nella pace, nell’amore, nell’accoglienza.
Perché è questo che Dio vuole da noi.
Perché questo è il nostro bene.
Dio ci ha creati per la verità, per l’amore, per vivere in comunione.
 
Ma il peccato ha rotto tutto questo. Perché il peccato è la disobbedienza di Adamo ed Eva, è la rottura della comunione tra gli uomini, è il sentimento malevolo di Caino verso Abele; è vivere nel proprio egoismo, nel proprio individualismo.
 
L’umanità è arrivata ad un punto tale che, da sola, non può farcela a liberarsi da questo modo di pensare la vita, da questo modo di orientare e progettare la propria esistenza.
 
Però, il battesimo del Battista non era sufficiente.
Perché, per risolvere la nostra situazione di debolezza spirituale, ci vuole una forza superiore che sia capace di sanare le nostre ferite, di fortificare la nostra volontà, la nostra libertà, di far nascere nel nostro cuore il desiderio del bene.
 
Ecco perché Dio Padre ha mandato Gesù nel mondo. Ed ecco perché San Giovanni Battista dice: “Ecco colui che toglie il peccato del mondo”.
 
Noi viviamo un conflitto interiore superiore alle nostre forze.
Perché, carissimi, lo voglio dire in modo chiaro, noi facciamo quello che amiamo!
 
Quando ho cominciato la mia formazione, il mio professore di Teologia Morale ci insegnava così: “Sapete qual è il sillogismo del peccatore?
È: questo non si può fare. Questo mi piace; io lo faccio!”
 
Non illudiamoci: noi facciamo solo quello che amiamo. Quando noi facciamo il male è perché amiamo l’oggetto del male. Uno che si ubriaca ama il vino; chi tradisce il marito o la moglie ama farlo. Uno che non tiene conto del prossimo ama se stesso al di fuori di tutto e, allora, non può essere onesto.
 
Noi dobbiamo cambiare il nostro desiderio, il nostro amore, la nostra speranza.
Ma come facciamo a cambiare tutto questo?

Dio ci aiuta con il suo Spirito.
“Ho visto lo Spirito scendere e rimanere su di Lui, Lui vi battezzerà in Spirito Santo!”.
Che cosa significa essere battezzati in Spirito Santo?
 
Significa ricevere nella nostra esistenza un principio vitale, un principio esistenziale nuovo.
 
Lo Spirito è amore, lo Spirito è vita. Nella Trinità la funzione dello Spirito è amare: lo Spirito ci deve fare innamorare di Dio, innamorare di Gesù.

 
La vita cristiana non è una via moralistica, il Cristianesimo non è un sistema morale, non è un itinerario stretto, pesante che ci accascia con i comandamenti: “Eh, oggi è domenica … devo andare a Messa …”. Ma la domenica è un giorno di gioia!
 
Noi dovremmo dire:
“Finalmente è domenica! Finalmente posso andare in chiesa a pregare, a lodare a ringraziare!”
La vita Cristiana può essere vissuta solamente nella gioia; altrimenti diventa un altro peso insopportabile fra tutti quelli che già abbiamo. Abbiamo tutti i pesi della vita ed in più si aggiunge il peso dei comandamenti … Se noi viviamo così la nostra fede diventa un altro fardello.
 
Carissimi, la vita cristiana non è un fardello, non è un peso insostenibile! Diventa un peso insostenibile, impossibile, frustrante se è concepita così, se non è guidata dall’amore, dalla contemplazione, dalla meditazione sull’amore che Dio ha per noi.
Il fondamento della nostra fede è l’amore di Dio per noi. Un amore talmente grande, dice San Paolo, che mentre noi eravamo peccatori Cristo è morto per noi.

 
Altro che offesa!
Capite bene allora che il peccato non è una offesa!
Il peccato è rifiutare quell’amore da Dio.
E il senso del peccato si ha solo nella misura in cui ci si rende conto di avere rifiutato l’amore di Dio.
 
Noi abbiamo un’opportunità di grazia enorme: quella di toccare, attraverso l’efficacia del Sacramento, il mantello di Gesù che passa nelle nostre vite.
 
E, allora, corriamo al confessionale!
Confessiamoci!

 
Senza nessun senso di colpa, perché noi possiamo solamente dire che siamo uomini fragili, peccatori, deboli, incapaci.
Quando c’è questo sano realismo di accettarsi come creature deboli, fragili, peccatrici, però amate da Dio, non c’è più nessun senso di colpa!
Perché il senso di colpa nasce dove c’è l’orgoglio, la presunzione o l’illusione che si sarebbe potuto fare in modo diverso.
 
Se ci riconosciamo semplicemente come peccatori allora si ha il senso del peccato e si sperimenta il senso del perdono: la salvezza inizia proprio questo momento.
 
Allora e solo allora la salvezza si percepisce veramente, perché io so che non sono più accusato.
“Dio ci ha liberati dall’accusatore”, leggiamo nella Scrittura.
 
Perché c’è sempre la vocina nel nostro cuore che ci accusa.
Ma quell’accusa, quel rimprovero, da dove viene? Certo non da Dio!
 
Da Dio viene l’esortazione a fare il bene, a vivere nel bene.
Per questo noi abbiamo speranza e possiamo sperare fino all’ultimo giorno; ed è per questo che Dio può perdonare qualsiasi peccato.
 
Noi non siamo capaci di perdonare e non riusciamo neanche a capire come Dio possa perdonare certi peccati che avvengono nel mondo. Eppure, la nostra fede ci dice che Dio può perdonare qualsiasi peccato!
 
Io sono un frate domenicano.
Il nostro primo Santo è San Pietro martire, ucciso a Seveso da un eretico.
Ebbene, sapete che colui che lo ha ucciso è diventato beato?
 
Ci sono altri esempi di assassini che sono diventati beati. Questa è la forza del perdono di Dio. Questo è il significato del versetto: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”, cioè Colui che può fare di noi una creatura nuova.
 
Dio può ricostruire il nostro cuore, può liberarlo dalle tendenze malvagie che ci inclinano al male.
 
Ecco perché l’Eucaristia deve essere un momento di gioia.
Ecco perché noi dobbiamo sentire il desiderio di correre in chiesa, di precipitarci nel confessionale.
Che non è un tribunale giuridico, una clava, un peso.
 
È un momento di gioia!
Tanto che la liturgia moderna non chiama più questo sacramento “Confessione” bensì “Riconciliazione”, dove il paradigma del sacramento è rappresentato dalla parabola del Padre misericordioso.
 
Io, allora, invito tutti a fare un esame di coscienza profondo, alla luce dell’amore di Dio, alla luce di quel bene, di quella pace di cui ci priviamo, se non mettiamo in pratica la Parola di Dio e non facciamo l’esperienza gioiosa del confessionale.
Il confessionale è gioioso perché libera il nostro cuore dal peso del peccato, guarisce il nostro cuore dalle fragilità, dalle debolezze: perché, attraverso il Sacramento della Riconciliazione, Dio ci dona il suo amore la sua grazia e la sua vita.

 

Io ti invito oggi, in questo momento, con tutto il cuore a fare esperienza del perdono profondo e sincero dell’amore di Dio, della vita che Dio ha portato a te: lo dico a te, adesso.
 
In questo momento!
Fra Giuseppe Paparone o.p.