Da tempo stiamo subendo una crescente pressione socio-culturale che, in nome di un ideale di libertà e democrazia, per altro tutto da dimostrare, sta cercando di imporre linee di pensiero che di democratico e libero hanno ben poco.
Si vorrebbe far sparire termini come padre e madre, papà e mamma, per non creare problemi a figli (ma si chiameranno sempre così?) che vivono situazioni di divisione familiare.
Cresce il dibattuto sul “gender”, termine fino a ieri, diciamolo pure, ignoto ai più.
Parlare di “normalità” nell’essere uomo o donna oggi non è più “normale”.
Ma cosa è davvero “normale”?
Nasci uomo e decidi poi se preferisci essere donna.
O viceversa.
La confusione aumenta, ti senti inadeguato e sorpassato se prendi posizione contro certe istanze di (presunta) modernità.
Ma attenzione: la storia insegna, in modo tragico, che quando un pensiero unico si impone, si apre la strada a pericolose avventure che lasciano sempre dietro di loro una scia di distruzione e morte, fisica e morale.  
Con la consueta cura pastorale con cui ci ha abituati, Papa Francesco ha suscitato questo problema.
 
Attraverso le parole sempre puntuali, appassionate e illuminanti di Marina Corradi, giornalista di Avvenire, siamo invitati, credenti e non, ad una riflessione approfondita su un problema che mette in gioco e a rischio il futuro dell’umanità.

IL PAPA E L’IDOLATRIA DEL PENSIERO UNICO

Da Avvenire
Articolo di Marina Corradi

11-04-2014

 

«È qualcosa di più che una semplice testardaggine. È di più: è l’idolatria del proprio pensiero». Il Papa che siamo abituati a vedere sorridente, a Santa Marta ieri era quasi grave. Parlava di una cosa che ci riguarda, ma che spesso fatichiamo a riconoscere. Parlava, Francesco, della “dittatura del pensiero unico”.
 
E cos’è? potrebbe chiedersi un ragazzo (non un vecchio, no, i vecchi in Italia ricordano ancora). È il dramma, ha spiegato il Papa, «del cuore chiuso: e quando il cuore è chiuso chiude la mente, e quando cuore e mente sono chiusi non c’è più posto per Dio, ma soltanto per ciò che noi crediamo che si debba fare».
 
È quando insomma, e Francesco qui ha ricordato le dittature del secolo scorso, gli uomini si ergono a padroni della vita e della morte, e il potere detta nuove regole al vivere comune, e decide magari che alcuni uomini sono superiori agli altri, o che i malati di mente sono da sterilizzare o eliminare…
 
Invece il Papa, il Francesco della tenerezza e della misericordia, ci ha detto ieri gravemente che l’avvitarsi della ragione e del cuore che poi genera le dittature non è solo il fenomeno di un lontano passato. Succede quando cuore e mente si chiudono, quando si mette da parte Dio, e ci si fa di noi stessi i creatori. E anche oggi, ha aggiunto, «c’è l’idolatria del pensiero unico». Che certo non è una dittatura, ma qualcosa di più sottile: «Oggi – ha spiegato Francesco – si deve pensare così, e se tu non pensi così non sei moderno, non sei aperto, o peggio».
Non ne sappiamo forse qualcosa anche nella nostra democrazia? Ancora vent’anni fa, sarebbe sembrato inutile ribadire che un figlio deve avere un padre e una madre, giacché almeno su questo si era tutti d’accordo. Ora invece parlare di “madre” e “padre” pare quasi scorretto; più prudentemente si comincia a dire “genitore 1” e “genitore 2”, e non importa se siano dello stesso sesso.
 
Sesso? Ma esiste poi, il sesso, come dato originario? Pare di no, ci dicono, e più modernamente si parla di “gender”, cioè una cosa che ti scegli tu, indipendentemente dal corpo con cui sei nato. Se tornassero in vita i nostri nonni sarebbero sbalorditi dal non veder più riconoscere la semplice oggettività delle cose …
Così che, cadute tutte le vecchie ideologie, una nuova ideologia sembra ambire a imporre un collettivo modo di pensare: l’ideologia che vuole svellere i cardini della percezione che abbiamo di noi stessi.
 
Ideologia, diceva sempre Arendt, è ciò che acceca sulla realtà. Quella realtà del dato di natura, evidente a un bambino, che si confonde quando quel bambino cresce, se chiude cuore e ragione e sceglie di essere, di sé, l’assoluto padrone.
Non l’avvertiamo forse, l’avanzare del nuovo pensiero unico? Oramai per dire pubblicamente che il matrimonio è fra un uomo e una donna ci vuole un po’ di coraggio, e anche per dire che i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre …
 
E certo, siamo liberi di pensarla diversamente; non tanto però di dirlo ad alta voce, giacché ci accorgiamo che d’improvviso colleghi e conoscenti si rabbuiano …
 

PREMI QUI
per aprire il file in pdf dalla fonte