TESTO DEL VANGELO (Mt 13,54-58)

 


In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
 
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

 

COMMENTO AL VANGELO a cura di don LUCIANO SANVITO

 

Il lavoro della quotidianità esprime il regno di Dio oggi.
 
Il lavoro di San Giuseppe esprime il segno dell’operato dell’uomo credente che vede l’azione di Dio nella storia lungo la propria vita.
 
Ogni volta che il lavoro nobilita l’umanità nel presente, anche la storia del Regno di Dio si attua con efficacia e con giusto valore nella vita.
 
Ecco perché il lavoro di Giuseppe, uomo giusto, ci aiuta a recuperare il senso e il valore della nostra azione per il Regno, affinché sia sempre nel progetto di Dio e rientri nella sua azione di salvezza.
 
San Giuseppe il lavoratore esprime e richiama l’opera di Dio che si realizza nella storia umana, a favore della quotidianità che riceve una luce e un orientamento nuovo per procedere lungo la strada della vita nuova in Cristo.
 
San Giuseppe esprime anche come il suo operare e il suo operato siano conformi alla volontà di Dio nella storia, permettendo alla grazia di entrare nella quotidianità attraverso l’opera delle mani dell’uomo, santificata dall’intervento di Dio.
 
Il lavoro delle azioni umani diventa con san Giuseppe l’opera di disponibilità alla grazia di Dio, permettendo all’azione dello Spirito di essere sempre vicina all’umanità attraverso l’azione del fare quotidiano.

 

COMMENTO AL VANGELO DAI PADRI CARMELITANI

 

Oggi festa di San Giuseppe operaio, il vangelo descrive la visita di Gesù a Nazaret, sua città natale, dove lui visse 30 anni e dove imparò da Giuseppe, suo padre, il mestiere di falegname. Il passaggio da Nazaret fu doloroso per Gesù. La sua comunità non era più come quella di prima.
Qualcosa era cambiata.
Nel Vangelo di Marco, questa esperienza di rifiuto da parte della gente di Nazaret (Mc 6,1-6ª) condusse Gesù a cambiare la sua prassi pastorale. Manda i suoi discepoli in missione e li istruisce su come relazionarsi con le persone (Mc 6,6b-13).
 
Matteo 13,54-57ª: Reazione della gente di Nazaret dinanzi a Gesù. Gesù crebbe a Nazaret. Quando iniziò la sua predicazione errante, uscì da lì e fissò la sua dimora a Cafarnao (Mt 4,12-14).
Dopo questa lunga assenza, ritornò verso la sua terra e, come era sua abitudine, nel giorno di sabato si recò alla riunione della comunità. Gesù non era coordinatore, ma prese la parola e cominciò ad insegnare alla gente che si trovava nella sinagoga. Segno questo, che le persone potevano partecipare ed esprimere la loro opinione. Ma alla gente le sue parole non piacquero.
Il Gesù che loro avevano conosciuto fin dalla sua infanzia, non sembrava ora essere lo stesso.
 
Perché era diventato così diverso?
A Cafarnao la gente accettava l’insegnamento di Gesù (Mc 1,22), ma qui a Nazaret la gente si scandalizzava.
Loro dicevano: “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?”
 
Loro non accettavano il mistero di Dio presente in un uomo comune come loro!
 
Per poter parlare di Dio, Gesù doveva essere diverso da loro! Non daranno testimonianza di credere in lui. Non tutto andò bene per Gesù. Le persone che dovevano essere le prime ad accettare la Buona Novella di Dio, queste erano le persone meno disposte ad accettarla. Il conflitto non era solo con quelli di fuori di casa, ma anche e sopratutto con i propri parenti e con tutta la gente di Nazaret.
 
Matteo 13,57b-58: Reazione di Gesù dinanzi all’atteggiamento della gente di Nazaret. Gesù sa molto bene che “nessuno è profeta nella sua patria”. Ed infatti lui dice: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria ed a casa sua”. Infatti, lì dove non c’è apertura né fede, nessuno può fare nulla. Il preconcetto lo impedisce. E Gesù stesso, pur volendo, non poteva fare nulla. Il vangelo di Marco lo dice chiaramente: “E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità” (Mc 6,5-6).
 
I fratelli e le sorelle di Gesù. L’espressione “fratelli e sorelle di Gesù” causa molta polemica tra cattolici e protestanti. Basandosi su questo e su altri testi, i protestanti dicono che Gesù ebbe molti fratelli e sorelle e che Maria ebbe altri figli! I cattolici dicono che Maria non ebbe altri figli.
 
Cosa pensare di tutto ciò?
 
In primo luogo, le due posizioni, sia quella dei cattolici che dei protestanti, traggono i loro argomenti dalla Bibbia e dalla Tradizione delle loro rispettive Chiese. Per questo, non conviene trattare né discutere questa questione con argomenti puramente intellettuali.
 
Si tratta infatti di convinzioni profonde, che hanno a che fare con la fede e con i sentimenti di ambedue i gruppi. Le argomentazioni puramente intellettuali non riescono a disfare una convinzione del cuore! Anzi irritano solo e allontanano! Ma quando non sono d’accordo con l’opinione di un’altra persona, devo rispettarla.
 
In secondo luogo, invece di battagliare attorno ai testi, noi tutti, cattolici e protestanti, dovremmo unirci molto di più per lottare in difesa della vita, creata da Dio, vita così sfigurata dalla povertà, dall’ingiustizia, dalla mancanza di fede, dalla mancanza di rispetto verso la natura. Dovremmo ricordare altre frasi di Gesù: “Sono venuto affinché tutti abbiano vita, e vita in abbondanza” (Gv 10,10).
 
“Che tutti siano uno, affinché il mondo creda che Tu, Padre, mi hai inviato” (Gv 17,21).