TESTO DEL VANGELO (Gv 6,35-40)

 


In quel tempo, disse Gesù alla folla:
 
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
 
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
 
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

 

COMMENTO AL VANGELO
a cura dei MONACI BENEDETTINI SILVESTRINI

 

Mi avete visto e non credete
 
Vedere Cristo è abbracciarlo prima con la fede e poi con tutta la nostra vita.
 
È l’intensità del suo amore, è il bisogno di comunione che ci consente di fonderci con lui.
Noi vediamo solo un po’ di pane e poche gocce di vino, ma, illuminati dalla fede, sappiamo la storia che narrano e racchiudono. Un mistero che si svela solo con l’esperienza, quando la sua e la nostra storia, trovano costanti punti di somiglianza e motivi di comunione, quando sentiamo che, nutriti del corpo e del sangue di Cristo, sorbiamo germi viventi di immortalità e di risurrezione.
 
Più che fare comunioni il Signore ci invita ad essere e diventare eucaristia con Lui, già durante il faticoso ed aspro pellegrinaggio terreno.
Ciò affinché la sua volontà si compia in noi ed Egli possa adempiere per tutti la volontà del Padre.
Ci appare evidente che il piano della salvezza e i frutti della redenzione si possono attuare efficacemente in noi solo a condizione che la vita del risorto si trasfonda in ciascuno di noi per mezzo di quel pane, che è la stessa carne di Cristo.
 
Forse siamo ancora incantati e perplessi dinanzi ad una piccola ostia, troppo piccola per sfamare il mondo, troppo piccola per contenere tutta la storia di Cristo e tutta la storia dell’umanità, troppo piccola per essere il segno visibile reale di un amore infinito, piccola anche per poter essere garanzia di una vita nuova e caparra di salvezza eterna.
 
Anche a noi capita di vedere senza credere, di mangiare senza nutrirci, di prendere ostie consacrate e sentire solo il sapore del pane o bere il suo sangue senza sentire fluire dentro la divinità.
 
Eppure in ogni eucaristia Cristo ripete senza stancarsi mai che egli, per mandato del Padre, vuole la salvezza di tutti, vuole che tutti risorgano a vita nuova, tutti possano aspirare alla vita eterna nella beatitudine perfetta.
 
Viviamo in una umanità denutrita, viviamo tra affamati e assetati, ma non siamo capaci di nutrirci di Dio, il pane rimane sulla mensa, viene carcerato nei piccoli tabernacoli e fuori si geme.
 
Quel pane spezzato nella cena e fecondato sulla croce è da mangiare per vivere, per credere, per amare e per sentirsi amati. Sono le nostre urgenze: Egli ci attende per un banchetto di gioia.
 
Siamo tutti invitati.

 

COMMENTO AL VANGELO a cura dei PADRI CARMELITANI

 

 
Giovanni 6,35-36: Io sono il pane di vita.
Entusiasmata dalla prospettiva di avere il pane del cielo di cui parla Gesù e che dà vita per sempre (Gv 6,33), la gente chiede: “Signore dacci sempre questo pane!” (Gv 6,34).
Pensavano che Gesù stesse parlando di un pane particolare. Per questo, in modo interessato, la gente chiede: “Dacci sempre questo pane!”
 
Questa richiesta della gente ricorda la conversazione di Gesù con la Samaritana.
Gesù aveva detto che lei avrebbe potuto avere dentro di sé una sorgente di acqua viva che scaturisce per la vita eterna, e lei in modo interessato chiede: “Signore, dammi questa acqua!” (Gv 4,15). La Samaritana non si rende conto che Gesù non stava parlando di acqua materiale.
Come pure la gente non si rende conto che Gesù non stava parlando del pane materiale. Per questo, Gesù risponde molto chiaramente: “Io sono il pane della vita! Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”.
Mangiare il pane del cielo è lo stesso che credere in Gesù. E’ credere che lui è venuto dal cielo come rivelazione del Padre. E’ accettare il cammino che lui ha insegnato.
Ma la gente pur vedendo Gesù, non crede in lui. Gesù si rende conto della mancanza di fede e dice: “Voi mi avete visto e non credete”.
 
Giovanni 6,37-40: Fare la volontà di colui che mi ha mandato. Dopo la conversazione con la Samaritana, Gesù aveva detto ai suoi discepoli: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato!” (Gv 4,34).
Qui, nella conversazione con la gente sul pane del cielo, Gesù tocca lo stesso tema: “Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti l’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Questo è il cibo che la gente deve cercare: fare la volontà del Padre del cielo. E questo è il pane che alimenta la persona nella vita e le dà vita. Qui comincia la vita eterna, vita che è più forte della morte! Se fossimo veramente disposti a fare la volontà del Padre, non avremmo difficoltà a riconoscere il Padre presente in Gesù.
 
Giovanni 6,41-43: I giudei mormorano.
Il vangelo di domani inizia con il versetto 44 (Gv 6,44-51) e salta i versetti da 41 a 43.
Nel versetto 41, inizia la conversazione con i giudei, che criticano Gesù.
 
Diamo qui una breve spiegazione del significato della parola giudei nel vangelo di Giovanni per evitare che una lettura superficiale alimenti in noi cristiani il sentimento di anti-semitismo.
 
Prima di tutto è bene ricordare che Gesù era Giudeo e continua ad essere giudeo (Gv 4,9).
Giudei erano i suoi discepoli e discepole. Le prime comunità cristiane erano tutte di giudei che accettarono Gesù come il Messia. Solo dopo, poco a poco, nelle comunità del Discepolo Amato, greci e cristiani cominciano ad essere accettati sullo stesso piano dei giudei. Erano comunità più aperte. Ma questa apertura non era accettata da tutti.
Alcuni cristiani venuti dal gruppo dei farisei volevano mantenere la “separazione” tra giudei e pagani (At 15,5).
La situazione rimane critica dopo la distruzione di Gerusalemme nell’anno 70.
I farisei diventano la corrente religiosa dominante nel giudaismo e cominciano a definire le direttrici religiose per tutto il popolo di Dio: sopprimere il culto nella lingua greca; adottare solo il testo biblico in ebraico; definire la lista dei libri sacri eliminando i libri che stavano solo nella traduzione greca della Bibbia: Tobias, Giuditta, Ester; Baruc, Sapienza, Ecclesiastico e i due libri dei Maccabei: segregare gli stranieri; non mangiare nessun cibo, sospettato di impurità o di essere stato offerto agli idoli. Tutte queste misure assunte dai farisei si ripercuotevano sulle comunità dei giudei che accettavano Gesù, Messia.
 
Queste comunità avevano già camminato molto. L’apertura per i pagani era irreversibile. La Bibbia in greco era già usata da molto tempo.
Così, lentamente, cresce una separazione reciproca tra cristianesimo e giudaismo.
Negli anni 85-90 le autorità giudaiche cominciano a discriminare coloro che continuavano ad accettare Gesù di Nazaret in qualità di Messia (Mt 5, 11-12; 24,9-13).
Chi continuava a rimanere nella fede in Gesù era espulso dalla sinagoga (Gv 9,34). Molte comunità cristiane temevano questa espulsione (Gv 9,22), poiché significava perdere l’appoggio di una istituzione forte e tradizionale con la sinagoga.
Coloro che erano espulsi perdevano i privilegi legali che i giudei avevano conquistato lungo i secoli nell’impero.
Le persone espulse perdevano perfino la possibilità di essere sepolte decentemente.
 
Era un rischio enorme. Questa situazione conflittuale della fine del primo secolo si ripercuote sulla descrizione del conflitto di Gesù con i farisei.
 
Quando il vangelo di Giovanni parla in giudeo non sta parlando del popolo giudeo come tale, ma sta pensando molto di più a quelle poche autorità farisaiche che stavano espellendo i cristiani dalle sinagoghe negli anni 85-90, epoca in cui fu scritto il vangelo…

 

Spunti per la verifica personale

 

– Antisemitismo: guarda bene dentro di te e cerca di strappar via qualsiasi resto di antisemitismo.
 
– Mangiare il pane del cielo vuol dire credere in Gesù. Come mi aiuta tutto questo a vivere meglio l’eucaristia?