TESTO DEL VANGELO (Gv 15,26-16,4)

 


In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
 
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
 
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

 
 
 

COMMENTO AL VANGELO di SANT’AGOSTINO -VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA

 
La venuta del Paraclito e la sua testimonianza
 
 
Con la sua testimonianza e creando dei testimoni fortissimi, lo Spirito Santo liberò dal timore gli amici di Cristo, e convertì in amore l’odio dei nemici.
 
1. Il Signore Gesù, nel discorso che rivolse ai suoi discepoli dopo la Cena e nell’imminenza della Passione, al momento di partire e di privarli della sua presenza fisica pur restando spiritualmente con tutti i suoi fino alla consumazione dei secoli, li esortò a sopportare le persecuzioni degli empi, che egli designò con il nome di mondo.
 
E’ da questo mondo, tuttavia, che disse di aver scelto i suoi stessi discepoli, affinché si convincessero di essere per grazia di Dio ciò che erano, mentre, ciò che erano stati, lo erano stati per colpa loro.
Indicò poi chiaramente nei Giudei i persecutori suoi e dei suoi discepoli, affinché apparisse evidente che anche costoro facevano parte di quel mondo degno di condanna che perseguita i santi.
 
E, dopo aver detto che i Giudei, sebbene non conoscessero il Padre che lo aveva mandato, tuttavia odiavano il Figlio e il Padre, cioè odiavano colui che è stato mandato e colui che lo ha mandato, tutte cose sulle quali già in altri discorsi ci siamo soffermati, arrivò a quella dichiarazione: Doveva adempiersi la parola scritta nella loro legge: Mi hanno odiato gratuitamente.
 
Poi, come logica conseguenza, ha pronunciato le parole che formano il tema di questo discorso:
 
Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che dal Padre procede, egli mi renderà testimonianza. Voi stessi mi renderete testimonianza perché siete fin dal principio con me.
 
Che rapporto c’è tra queste parole e le precedenti: Ma adesso hanno visto, e hanno odiato me e il Padre mio; ma doveva adempirsi la parola scritta nella loro legge: Mi hanno odiato senza ragione (Gv 15, 24-27)?
 
Forse il Paraclito, lo Spirito di verità, venendo sulla terra, convinse con una testimonianza più esplicita coloro che avevano visto il Signore e lo avevano odiato?
Che anzi lo Spirito, manifestandosi, convertì alla fede operante per mezzo della carità (cf. Gal 5, 6), taluni che lo avevano visto e lo odiavano.
 
Per meglio comprendere, rievochiamo l’avvenimento.
 
Nel giorno di Pentecoste lo Spirito Santo scese su centoventi persone, tra cui erano gli Apostoli, che si trovavano riuniti insieme. Quando gli Apostoli, ricolmi di Spirito Santo, cominciarono a parlare la lingua di tutte le genti, molti di coloro che lo avevano odiato, stupefatti per un tale prodigio (infatti si trovavano davanti a Pietro che con la sua parola rendeva a Cristo una testimonianza grandiosa e divina, dimostrando che colui che essi avevano ucciso e credevano morto era invece risuscitato ed era ben vivo), toccati nel profondo del cuore, si convertirono e ottennero il perdono d’aver versato quel sangue divino con tanta empietà e crudeltà e da quel medesimo sangue, che avevano versato, furono redenti (cf. At 2, 2).
 
Il sangue di Cristo, versato per la remissione di tutti i peccati, possiede, infatti, una tale efficacia che può cancellare anche il peccato di chi lo ha versato. Ed è appunto a questo fatto che alludeva il Signore con le parole: Mi hanno odiato senza ragione. Quando verrà il Paracleto, egli mi renderà testimonianza, come dire: Vedendomi, mi hanno odiato e ucciso; ma il Paracleto mi renderà una tale testimonianza che li farà credere in me senza vedermi.
 
[Lo Spirito irrobustì e dilatò l’amore.]  
2. Voi pure mi renderete testimonianza, perché siete fin dal principio con me.
Mi renderà testimonianza lo Spirito Santo, e mi renderete testimonianza anche voi.
Siccome siete con me fin dal principio, potete annunziare quanto sapete; ma adesso non potete farlo, perché non è ancora in voi la pienezza dello Spirito Santo.
 
Egli mi renderà testimonianza; e voi pure mi renderete testimonianza: vi darà infatti il coraggio di rendere testimonianza la carità di Dio riversata nei vostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che vi sarà donato (cf. Rm 5, 5).  
E’ appunto questa carità che mancò a Pietro, quando, spaventato per la domanda della portinaia, non fu capace di rendere vera testimonianza, e, venendo meno alla sua promessa, dal gran timore che lo prese fu indotto a rinnegare il Signore tre volte (Mt 26, 69-74). Ora questo timore non è compatibile con la carità, perché la carità perfetta caccia via ogni timore (cf. 1 Io 4, 18).
Insomma, prima della passione del Signore, il timore servile di Pietro fu provocato dalla domanda di una donna di servizio, mentre, dopo la risurrezione del Signore il suo amore libero viene interrogato dallo stesso principe della libertà (cf. Gv 21, 15); e perciò nel primo caso si è turbato, nel secondo si è tranquillizzato; prima rinnega chi amava, poi dimostra di amare chi ha rinnegato.
 
Ma, tuttavia, questo amore era ancora debole e limitato, finché lo Spirito Santo non lo irrobustì e dilatò. Ma dopo che la grazia dello Spirito Santo fu riversata in lui in misura sovrabbondante, il suo cuore, un tempo freddo, s’infiammò per rendere testimonianza a Cristo; e gli si spalancò la bocca, chiusa prima dal timore che le aveva impedito di proferire la verità, cosicché, mentre tutti quelli che avevano ricevuto lo Spirito Santo parlavano la lingua di tutte le genti, lui solo si levò in mezzo alla folla dei Giudei, più pronto d’ogni altro, a rendere testimonianza a Cristo, riuscendo a confondere con la verità della risurrezione gli stessi suoi uccisori.
 
Se uno vuole deliziarsi di tale santo spettacolo, legga gli Atti degli Apostoli (cf. At 2-5): chi prima aveva provato dolore per il rinnegamento di Pietro, rimarrà stupito di fronte alla sua vigorosa testimonianza; vedrà la sua voce passare dalla paura alla sicurezza, dal timore servile al coraggio della libertà, convertire alla confessione di Cristo tante lingue ostili, essa che, intimidita dalla lingua di una serva, lo aveva vilmente rinnegato.
 
Che più?
 
Era tale il fulgore di grazia che in lui splendeva, era tale la pienezza dello Spirito Santo che in lui si manifestava, era tale la potenza d’incomparabile verità che procedeva dalla sua bocca, che i Giudei avversari e uccisori di Cristo, da parte dei quali egli stesso aveva temuto di essere ucciso, erano pronti a morire in massa per Cristo.
 
Questo fece lo Spirito Santo, che prima era stato promesso e allora fu inviato. Il Signore prevedeva questi grandi e mirabili benefici quando diceva: Hanno visto, e hanno odiato e me e il Padre mio; ma doveva adempirsi la parola scritta nella loro legge: Mi hanno odiato senza ragione.
Quando verrà il Paracleto, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che dal Padre procede, egli mi renderà testimonianza; e voi pure mi renderete testimonianza.
E davvero lo Spirito Santo, rendendo testimonianza a Cristo e rendendo straordinariamente forti i suoi testimoni, liberò gli amici di Cristo da ogni timore e tramutò in amore l’odio dei nemici.

 
 

COMMENTO AL VANGELO dei PADRI CARMELITANI

 
Nei capitoli da 15 a 17 del Vangelo di Giovanni, l’orizzonte si dilata oltre il momento storico della Cena. Gesù prega il Padre “non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me” (Gv 17,20). In questi capitoli, è costante l’allusione all’azione dello Spirito nella vita delle comunità, dopo Pasqua.
 
Giovanni 15,26-27: L’azione dello Spirito Santo nella vita delle comunità.
 
La prima cosa che lo Spirito fa è dare testimonianza di Gesù: “Egli mi renderà testimonianza”. Lo Spirito non è un essere spirituale senza definizione. No! E’ lo Spirito della verità che viene dal Padre, sarà mandato da Gesù stesso e ci introdurrà nella verità piena (Gv 16,13). La verità piena è Gesù stesso: “Io sono la via, la verità e la vita!” (Gv 14,6).
Alla fine del primo secolo, c’erano alcuni cristiani così affascinati dall’azione dello Spirito che non guardavano più Gesù. Affermavano che ora, dopo la risurrezione, non era più necessario fissare lo sguardo su Gesù di Nazaret, colui “che venne nella carne”. Si allontanavano da Gesù e rimanevano solo con lo Spirito. Dicevano: “Gesù è anatema!” (1Cor 12,3).
 
Il Vangelo di Giovanni prende posizione e non permette di separare l’azione dello Spirito dalla memoria di Gesù di Nazaret.
 
Lo Spirito Santo non può essere isolato con una grandezza indipendente, separato dal mistero dell’incarnazione. Lo Spirito Santo è inseparabilmente unito al Padre ed a Gesù. E’ lo Spirito di Gesù che il Padre ci manda, quello stesso Spirito che Gesù ci ha conquistato con la sua morte e risurrezione.
E noi, ricevendo questo Spirito nel battesimo, dobbiamo essere il prolungamento di Gesù: “Ed anche voi darete testimonianza!”
Non possiamo mai dimenticare che proprio la vigilia della sua morte Gesù ci promette lo Spirito.

 
Nel momento in cui lui si donava per i suoi fratelli. Oggi giorno, il movimento carismatico insiste nell’azione dello Spirito, e fa molto bene.
Deve insistere sempre di più, ma deve anche insistere nell’affermare che si tratta dello Spirito di Gesù di Nazaret che, per amore dei poveri e degli emarginati, fu perseguitato, detenuto e condannato a morte e che, proprio per questo, ci ha promesso il suo Spirito in modo che noi dopo la sua morte, continuassimo la sua azione e fossimo per l’umanità la stessa rivelazione dell’amore preferenziale del Padre per i poveri e gli oppressi.
 
Giovanni 16,1-2: Non aver paura.
 
Il Vangelo avverte che essere fedeli a Gesù ci porterà ad avere difficoltà. I discepoli saranno esclusi dalla sinagoga. Saranno condannati a morte.
Con loro succederà la stessa cosa che è accaduta a Gesù.

Per questo, alla fine del primo secolo, c’erano persone che, per evitare la persecuzione, diluivano il messaggio di Gesù trasformandolo in un messaggio gnostico, vago, senza definizione, che non contrastava con l’ideologia dell’impero.
 
A loro si applica ciò che Paolo diceva: “Hanno paura della croce di Cristo” (Gal 6,12).
E Giovanni stesso, nella sua lettera, dirà nei loro riguardi: “Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne.
 
Ecco il seduttore e l’anticristo!” (2 Gv 1,7). La stessa preoccupazione appare anche nell’esigenza di Tommaso: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò.” (Gv 20,25) Il Cristo risorto che ci promise il dono dello Spirito è Gesù di Nazaret che continua ad avere fino ad oggi i segni di tortura e di croce nel suo corpo risorto.
 
Giovanni 16,3-4: Non sanno quello che fanno.
 
Tutto questo avviene “perché non riconoscono né il Padre né me”.
Queste persone non hanno un’immagine corretta di Dio.
Hanno un’immagine vaga di Dio, nel cuore e nella testa.
Il loro Dio non è il Padre di Gesù Cristo che ci raduna tutti in unità e fraternità.

 
In fondo, è lo stesso motivo che spinse Gesù a dire: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Gesù fu condannato dalle autorità religiose perché, secondo la loro idea, lui aveva una falsa immagine di Dio. Nelle parole di Gesù non appare odio né vendetta, ma compassione: sono fratelli ignoranti che non sanno nulla del nostro Padre.

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE PERSONALE

 

  • Il mistero della Trinità è presente nelle affermazioni di Gesù, non come una verità teorica, ma come espressione del cristiano con la missione di Gesù. Come vivo nella mia vita questo mistero centrale della nostra fede?

  • Come vivo l’azione dello Spirito nella mia vita?