IL PRINCIPIO DI INDIVIDUAZIONE E LE ANIME DEI DEFUNTI

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  • #33513 Risposta

    Matteo

    La mia domanda è sostanzialmente: come si distinguono tra di loro le anime dei defunti?

    Mi spiego meglio.

    So che secondo San Tommaso la materia è l’unica cosa che possa distinguere tra di loro due individui della stessa specie, cosicché gli angeli, che non sono intrinsecamente legati alla materia, possono essere al più uno per specie.
    Gli esseri umani invece si distinguono proprio in virtù del fatto che la forma sostanziale che è l’anima va ad informare diverse porzioni di materia, ovvero le porzioni di materia che vanno a costituire i corpi delle varie persone.

    Tuttavia, anche le anime dei defunti si distinguono tra di loro, eppure non informano più le porzioni di materia che costituivano, in vita, i corpi di queste persone. Ho letto qualcosa a riguardo, ed ho trovato scritto che “le anime dei defunti si distinguono comunque in virtù di una certa relazione con la materia che informavano”.

    Non sono però riuscito a trovare nienete di specifico, niente che spiegasse di preciso che tipo di relazione sussista tra l’anima di un defunto e la materia che informava, e come questa relazione permetta l’individuazione.

    #33584 Risposta


    Gentilissimo Matteo,

    Penso che lei abbia già trovato la risposta da sé, almeno per quanto riguarda la dottrina di san Tommaso: “le anime dei defunti si distinguono comunque in virtù di una certa relazione con la materia che informavano” (come lei riporta giustamente).

    Forse qualche teologo barocco si sarà avventurato per i sentieri della speculazione tentando un approfondimento, ma l’Aquinate non lo fa.
    Primo perché – essendo oggetto proprio del nostro intelletto l’essenza delle cose materiali – non possiamo sapere granché delle anime separate, se non ciò che possiamo dedurre dalla spiritualità dell’anima e dalla Rivelazione.
    Trattando questo tema nella Summa Theologiae san Tommaso procede dalla parabola lucana di Lazzaro e del ricco epulone. Oltre non procede, anche perché la sua impostazione forse non glielo permette. L’anima separata mantiene una “traccia” del corpo che ha informato per la vita terrena in vista della risurrezione della carne; inoltre Dio – che sostiene nella loro fragilità ontologica le anime separate – riesce certamente a distinguerle, perché le pure forme non per questo, una volta lasciato il corpo, si fondono le une alle altre.

    La ringrazio per la domanda,

    fra Marco o.p.

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