LA FEDE È PER TUTTI O SOLO PER QUALCUNO?

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Questo argomento contiene 2 risposte, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Francesco 7 mesi, 4 settimane fa.

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  • #35675 Risposta

    Francesco

    Carissimo Fra Giuseppe,

    intanto grazie per il servizio che offri attraverso questo sito.

    La mia domanda riguarda il dono della fede.

    Spesso appunto ho sentito dire, anche durante la Messa, che la fede è un dono del Signore, che Egli ci concede gratuitamente senza guardare ai nostri meriti.

    Ed è a questo proposito che mi sorge il dubbio: se la Fede è un dono di Dio come mai allora ci sono persone a cui Dio non ha voluto concedere questo dono?

    In questo caso non vedo che colpa avrebbe una persona atea se non ha ricevuto questo dono e mi verrebbe da dire (so che è sbagliato) che Dio stesso decida chi debba avere la possibilità di salvarsi, dunque un non credente non avrebbe possibilità di salvarsi perchè Dio non gli ha donato la fede. Sarebbe dannato per volere di Dio?

    Ma noi però sappiamo che Dio, essendo atto di puro amore, desidera la salvezza per l’umanità intera…come potrebbero esserci quindi delle persone a cui Egli stesso negherebbe questa possibilità non donandogli la fede?

    Come si risolve questa questione? So che la Chiesa cattolica non accetta la dottrina della predestinazione come vista da Calvino, dunque non ci sono degli eletti ma la salvezza è estesa a tutti coloro che credono in Dio e muoiono in stato di grazia, non c’è predestinazione.

    È corretto?

    A questo proposito mi viene spontanea anche una seconda domanda: nella preghiera del “Ti Adoro” noi recitiamo “ti ringrazio di avermi creato e FATTO CRISTIANO”.

    Che senso ha questo?

    Riprendendo la questione di prima, siamo cristiani perchè scegliamo di esserlo oppure è per merito di Dio che ci ha donato la fede che siamo cristiani? Dobbiamo ritenerci fortunati ad essere nati in un paese cristiano?

    Se Dio non fa preferenze come mai ci sono persone a cui per motivi “geografici” e culturali è reso più semplice l’accesso alla fede mentre altre a cui risulta più difficile? E’corretto dire che chi nasce nel mondo “cristianizzato” ha più possibilità di salvarsi (avendo maggiore possibilità di conoscere la Buona Novella) mentre invece chi nasce dall’altra parte del mondo ne ha meno?

    Ti ringrazio in anticipo.

    Francesco

    #35718 Risposta

    Carissimo, voglio partire dall’ultima tua considerazione.

    È vero che chi nasce in Italia piuttosto che in una tribù africana ha più possibilità di vivere una vita più dignitosa e la possibilità di curarsi meglio in caso di malattia?

    È vero che chi nasce in una famiglia di professori o di persone agiate ha più possibilità di formarsi una cultura e partecipare in modo migliore alla vita della società rispetto a uno che è nato in un sobborgo da genitori non scolarizzati o in un accampamento di zingari?

    Ti dico questo per farti capire che Dio, venendo nel mondo, ha scelto l’incarnazione; cioè è entrato nella Storia attraverso il suo divenire e la dinamica della umana esistenza, che necessariamente è segnato dal limite spazio temporale.
    Per cui, è vero chi nasce in Italia ha più possibilità di conoscere Cristo rispetto a uno che è nato in India o in Arabia.
    Credi che Dio non terrà conto di questa differenza?

    Dio ha dato a tutti un dono che ci rende uguali: l’intelligenza, il desiderio e la necessità di cercare la verità e l’amore, la bellezza; ci ha dato anche la coscienza morale…, ovvero tutti quei doni naturali che ci aprono al trascendente.

    Ogni uomo in forza della propria natura deve tendere al bene, al vero, al giusto.
    Noi la chiamiamo “legge naturale” e chi la segue senza colpa personale non conosce Dio in modo esplicito oppure il Cristianesimo in modo particolare; operando il bene e il vero è gradito a Dio ed è in comunione con Lui.
    Sottolineo “senza colpa o responsabilità personale”.

    Questo è il primo dono.

    Il secondo dono è la Sua azione misteriosa attraverso lo Spirito Santo che si prodiga ad aiutare l’uomo a cercarlo e accoglierlo in modo esplicito.
    Anche questo lo fa a tutti, ma non tutti sono disponibili ad accoglierlo, ad interagire con esso.

    Io, ad esempio, ero un ateo e un peccatore, eppure Dio mi ha donato la fede e il sacerdozio.

    Però, mentre ero ateo e peccatore, usavo la ragione per capire se ero nel giusto o nell’errore; mi dicevo: e se Dio esistesse?
    E allora mi sono messo a cercare e, siccome anche Dio mi cercava come cerca tutti, abbiamo potuto incontrarci.

    Inoltre, quando si dice che la fede è un dono, si afferma anche che per fare un atto di fede ci vuole la comprensione di quello a cui si è chiamati a credere, è necessaria anche la volontà per decidersi ma ci vuole pure la “grazia di Dio”, perché l’oggetto della fede trascende la ragione.
    Altrimenti, avremmo una spiegazione razionale e non sarebbe necessaria la fede.

    Un’ultima annotazione.

    Io credo che la fede esista veramente solo quando c’è consapevolezza e scelta personale.

    Per cui, se uno è nato in Italia, ad esempio, ed è stato educato nel Cattolicesimo, quando diventa grande deve far proprio il contenuto della fede, deve interiorizzarlo, altrimenti non è una sua scelta meritoria.
    Ogni cristiano, divenuto adulto, deve far diventare adulta e responsabile la propria fede.

    Quindi, nessuno è escluso, non ci sono predestinazioni ma solo differenze dovute alla realtà storica e contingente di cui è fatta l’esistenza.

    Spero di essere riuscito a chiarire tutti i tuoi dubbi.

    Dio ti benedica

    Fra Giuseppe

    #35730 Risposta

    Francesco

    Caro Fra Giuseppe,
    grazie per la tua risposta, davvero chiarissima e molto esaustiva. Ti ricordo nella preghiera affinchè il Signore ti accompagni sempre nel tuo ministero.

    Francesco.

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