ORIGINE DELL’UOMO

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    AvatarMichele F.
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    Spett.le redazione,

    leggendo la risposta del teologo p. Athos Turchi data nella rubrica “Risponde il teologo” del 4 giugno 2008 (Origini dell’uomo: la scienza nega la Genesi?) ho estrapolato quanto segue: “Se l’uomo … è un valore … può esser nato da gorilla, da amebe, o anche da Dio stesso, tutto ciò diventa «relativamente» secondario, perché il problema è lui stesso in quanto tale: questa è la grandezza dell’uomo. In quelle domande l’uomo non interroga i suoi «genitori», ma il senso dell’essere universale … E la proposta di un Dio che dà valore all’uomo in quanto su di lui impegna la sua immagine, è una risposta più interessante del mucchio di atomi. Che poi tale soggetto venga dalle amebe, a me pare secondario, d’altronde la Bibbia ci dice che Dio lo prepara dalla terra, e una scimmia potrebbe anche essere più dignitosa del fango” (https://www.toscanaoggi.it/Rubriche/Risponde-il-teologo/Origini-dell-uomo-la-scienza-nega-la-Genesi).

    Non concordo sull’irrilevanza o sulla secondarietà della questione se l’uomo sia “nato da gorilla, da amebe, o anche da Dio stesso”, per cui vorrei che si entrasse nel merito.

    Suppongo esistano per lo meno tre teorie antropologiche sull’origine dell’uomo (tra queste non prendo in considerazione l’ipotesi che l’uomo possa essere un “emanazione divina”, un essere consostanziale a Dio) desumibili dal dato biblico:

    Creazione parallela

    Creazione mediata

    Creazione sostitutiva

    Secondo la prima teoria, Jahvè avrebbe soffiato (o impresso) la propria immagine (come p. Athos afferma nella rubrica “Risponde il teologo” del 15/04/2018, “L’anima imprime in ogni uomo l’immagine di Dio”) su polvere o fango o altra materia inanimata da lui creata e da lì, senza il concorso di alcun genitore, prese forma il primo essere umano (o i primi esseri umani); in alternativa, si può supporre una creatio ex nihilo anche del corpo; si tratterebbe, in ogni caso, di una “creazione parallela” rispetto a quella grazie alla quale vennero all’esistenza vegetali e animali non umani.

    Ma come si spiegherebbe la forte somiglianza (che già notava e menzionava il poeta latino Ennio, come è attestato da Cicerone nel primo libro De natura deorum – ‘Simia quam similis turpissima bestia nobis!’) tra noi, le attuali scimmie antropomorfe (ma direi anche quelle non-antropomorfe) e gli ominidi che preistoricamente ci hanno preceduto?

    Si tratta di una circostanza fortuita, oppure esiste una ragione plausibile per cui Dio volle una somiglianza fisica tra uomini e scimmie, maggiore rispetto alla somiglianza esistente tra uomini e canguri, tra uomini e orsi o tra uomini e delfini? Oppure fu conseguenza del peccato originale, e quindi contro il volere divino, che Adamo ed Eva, da creature splendide e fisicamente dissimili dagli uomini di ieri e d’oggi presero a somigliare a certe scimmie?

    La seconda teoria è quella della “creazione mediata”: Dio avrebbe inizialmente dato luogo alla nascita di un ominide (una femmina non-umana), che avrebbe svolto le funzioni di incubatrice (senza però che da parte di costei ci fosse alcuna trasmissione di geni all’uomo) prima per uno zigote creato ex nihilo (Adamo), poi per un gamete femminile, creato ex nihilo, a cui Dio avrebbe unito un gamete maschile prelevato da Adamo (la metaforica costola). Per approfondimenti su questa teoria rinvio a:

    http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/esoterismo-e-focus/mistero-e-trascendenza/3910-visioni-e-genesi-biblica

    Espongo ora una terza teoria alternativa: Jahvè soffiò la propria immagine su uno o più ominidi non umani ed esso (essi) istantaneamente diventò uomo (divennero uomini). Dio cooperò all’unisono con animali non-umani (secondo quanto affermato altrove da p. Athos: “Quando un uomo nasce i genitori e Dio cooperano all’unisono: i genitori producono il corpo vivente ma la «forma» di quella vita che nasce è data dal soffio di Dio” ( https://www.toscanaoggi.it/Rubriche/Risponde-il-teologo/La-Chiesa-ammette-la-teoria-della-preesistenza-delle-anime )

    Secondo il domenicano Giovanni Cavalcoli, “Resta però una grave difficoltà. Se Adamo ed Eva hanno avuto genitori scimmie o la loro anima è stata creata da Dio in una scimmia adulta – cosa che già di per sé lascia molto perplessi – come potevano trovarsi anche fisicamente in uno stato di altissima perfezione? Il Card. Journet ritiene che il corpo dei progenitori anche nel paradiso terrestre fosse scimmiesco. Questa tesi non è stata proibita dalla Chiesa, ma indubbiamente sembra fare molta difficoltà” (http://www.libertaepersona.org/wordpress/2018/11/adamo-ed-eva-sono-discesi-dalla-scimmia/).

    “Resta, è vero, la certezza che ci è insegnata dalla scienza, per la quale nella centinaia di migliaia di anni passati c’è stata effettivamente un’evoluzione ascensiva di forme umane primitive che gradatamente hanno raggiunto da un inizio scimmiesco il livello elevato e nobile della corporeità umana moderna. Ma invece di allacciare quelle forme scimmiesche allo stato d’innocenza, perché non concepirle piuttosto come segno della natura decaduta dopo il peccato, la quale nel corso della storia, con l’aiuto della grazia divina, lentamente si risolleva nel fisico e nel corpo dalla miseria immediatamente seguente la cacciata dal paradiso terrestre?” (ibidem).

    “Per questo confesso francamente che piuttosto che immaginare Adamo ed Eva generati o derivati da scimmie con anima sì elevatissima ma corpo da scimmie, mi sento estremamente a disagio e non mi pare affatto richiesto da una lettura attenta del racconto genesiaco, il quale parla, come è noto, di una creazione diretta da parte di Dio non solo dell’anima ma anche del corpo” (ibidem).

    “Infatti, anche nell’ipotesi che Dio abbia dato un’anima spirituale ad una coppia di scimmie adulte, bisognerà ammettere, che per fare in modo che il loro corpo fosse adatto all’anima spirituale, Dio abbia praticamente trasformato lo stesso corpo” (ibidem).

    “Dal punto di vista della fede è plausibilissimo ammettere che la coppia primitiva, cacciata dall’Eden, e trascinando con sé nella morte l’intero universo, sia stata castigata anche con l’assumere un aspetto scimmiesco: e ciò è puntualmente confermato dalle conoscenze che ci vengono dalla paleoantropologia. Ma la fede non consente di scendere più in basso, sino al punto di ritenere che Adamo ed Eva provengano da “genitori scimmie”. Infatti, secondo il racconto biblico, i progenitori avrebbero assunto l’aspetto scimmiesco non perché discendenti da scimmie, ma appunto, come s’è detto, in punizione del peccato originale. Per Adamo ed Eva decaduti in questo stato, in un mondo dove vige la morte, che è quello nel quale attualmente viviamo, può porsi eventualmente la questione di dove possano avere abitato, anche se la scienza può disperare di poterlo sapere. Ma l’ipotesi che Adamo ed Eva siano stati generati da scimmie, benché in sé metafisicamente non impossibile (sarebbe comunque stato un miracolo, perché, di per sé, una bestia non può generare un uomo, a causa della superiorità ontologica, e non solo di grado, come negli altri viventi infraumani, dell’uomo nei confronti della scimmia), comporterebbe, come si è detto due fatti che si scontrano assolutamente col dato della fede: 1) la negazione della nobiltà (anche fisica) dello stato edenico, ammettendo che Adamo ed Eva siano stati generati da scimmie nell’Eden; 2) la negazione delle conseguenze del peccato originale nella coppia primitiva, per la quale l’aspetto scimmiesco, ossia l’abbrutimento fisico non sarebbe stato castigo del peccato, ma effetto normale del fatto d’essere stati generati da scimmie, secondo la teoria darwiniana dell’evoluzione delle specie” (Giovanni Cavalcoli, Il mistero della Redenzione, ESD : Edizioni Studio domenicano, Bologna, 2004 [Sacra doctrina : quaderni periodici di teologia e di filosofia dello Studio generale domenicano di Bologna , a. 49, n. 3-4 (mag.-ago. 2004)], pagg. 54-55).

    Sempre lo stesso Cavalcoli, altrove, sottolinea:

    “Non è impossibile, se Dio vuole, che un animale generi un uomo; ma allora dovrà essere Dio stesso a creare dal nulla l’anima di quell’uomo sostituendola alla precedente anima sensitiva” (https://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/11/Giovanni-Cavalcoli-OP-Creazione-ed-evoluzione.pdf ).

    Per lo stesso articolo si veda la pagina: http://www.csdricerca.com/scimet14/Creazione%20ed%20evoluzione.pdf

    Quale dunque l’ipotesi più plausibile, a vostro avviso, circa l’origine del primo individuo umano?

    #41752

    Gentile Michele,

    provo a esprimere il mio pensiero in modo sintetico.

    La scienza ha la sua via per rispondere alle domande fondamentali circa l’origine della vita, spiegando il come e dimostrando le sue ipotesi. Quando è capace di dimostrare in modo universale, allora abbiamo una verità scientifica. Prima di allora si hanno solo tesi.

    La fede ha una sua via che bisogna accogliere senza avere la spiegazione sul come.

    La Bibbia ci dice che l’uomo non è il frutto del caso, non è oggetto di una evoluzione intrinseca a un vivente precedente, ma che esiste per l’intervento diretto di Dio.

    La teologia cerca di capire, accogliendo una istanza razionale della nostra mente e cercando di rendere plausibili i dati della Bibbia con le ipotesi scientifiche.

    Una verità razionale soddisfacente non esiste; ognuno crede che la propria sia la risposta migliore.

    Io ritengo che sia necessaria una grande umiltà…
    Chi ha fede sa che Dio ha creato l’uomo, accoglie questo dato e si pacifica; il resto mi sembra sia un tentativo molto presuntuoso della mente umana.
    D’altronde, la Bibbia ci rivela la creazione per invitarci a vivere in relazione con Dio, non per soddisfare le nostre limitate esigenze razionali

    Il mio consiglio è di preoccuparsi di più del versante esistenziale della verità, ossia porsi le domande fondamentali per vivere una fede sempre più matura e profonda, come ad esempio: che significato ha per la mia vita essere una creatura?

    Arrovellarsi attorno a domande che non possono avere una risposta ci allontana dal vero obiettivo per cui ci è donata la Parola di Dio.

    Auguri carissimi per il progredire del cammino di fede, Dio la benedica.

    Fra Giuseppe op

    #44660
    AvatarEfisio Bova
    Ospite

    mi collego alla domanda di Michele per porne un’altra.

    Premessa:

    è ormai assodato che noi umani (Homo Sapiens) siamo il frutto di una evoluzione complessa che ha visto diverse specie umane (dotate di intelligenza astratta, espressioni artistica, sepoltura dei moorti..) distinte dalla nostra (Homo Neanderthal ad esempio) che hanno seguito un loro cammino evolutivo parallelo al nostro fino a estinguersi.
    Si è scoperto che non discendiamo dalle scimmie (che quindi non sono un nostro “nonno”) ma da un antenato comune (potremmo dire che le scimmie sono solo delle “cugine”).
    E’ anche stato scoperto che nel nostro DNA ci sono tracce di altre specie umane, soprattutto Neanderthal, segno che sono avvenute delle ibridazioni in passato con altre specie umane.
    Quanto scoperto dalla scienza non pone problemi in nessun modo al credente: la scienza racconta COME si sono svolti i fatti. La fede spiega il PERCHE’, il senso profondo degli avvenimenti.
    Sia la scienza che la fede sanno di non sapere: per la scienza le teorie sono valide finchè non ne arriva una più completa o arriva qualcuno a falsificarla. Per il credente ci sono semplicemente cose che sono un Mistero e che non siamo in grado di spiegare in quanto la nostra natura umana è limitata.

    Domanda:

    Quando viene chiesto in che modo è entrato il male nel mondo la risposta è (sintetizzo): “Il male è entrato a causa del peccato, ovvero di una ribellione dell’uomo a Dio rappresentata allegoricamente dalla vicenda di Adamo ed Eva”.

    Sappiamo che la Genesi non è un libro storico e che non spiega il COME ma il PERCHE’ e il SENSO PROFONDO degli avvenimenti.
    Quindi non è necessario da un punto di vista teologico che ci siano stati effettivamente 2 progenitori: Dio avrebbe potuto realizzare il senso di quanto espresso nel racconto biblico intervenendo su una tribù o una intera specie. E’ un dettaglio che può essere interessante discutere ma che non pone problemi reali alla fede.

    E’ pero’ necessario che questa ribellione a Dio, così grave da fare in modo che tutta la creazione cadesse nell’imperfezione, coincida con un fatto storicamente determinato.

    E qui nascono alcuni problemi.
    Se è un fatto storicamente determinato doveva coinvolgere un “uomo” (non importa se un Homo Sapiens o una delle altre specie) ad uno stadio di evoluzione decisamente primitivo, che a mala pena sapeva comunicare ed esprimere qualche simbolo astratto.
    Poteva un uomo in quello stadio essere in grado di “ribellarsi coscientemente a Dio”? Poteva avere pieno consenso e deliberata avvertenza? Ragionevolmente direi di no.
    Potevano pochi progenitori decidere anche per “noi”? per le innumerevoli generazioni future? L’idea del peccato che ricade sulle generazioni future già in Isaia (mi pare) progressivamente decade. E’ una risposta che fa nascere molte domande, tutte pertinenti, e che non hanno risposte convincenti.

    Di conseguenza emergono (secondo me) due scenari:
    1) il momento storico nel quale è avvenuta la ribellione è in un passato remoto con una specie umana del quale non abbiamo ancora evidenza scientifica. In fondo la scienza è arrivata ad identificare un antenato comune risalente a qualche milione di anni fa ma ancora nulla sa dire su quanto è successo prima. Potrebbe essersi verificato uno scenario storico compatibile con gli elementi anche allegorici del racconto biblico
    2) la Genesi fornisce una risposta allegorica ad uso di uomini semplici ad un Mistero troppo complesso e a noi non comprensibile. Di conseguenza il peccato originale non è realmente comprensibile alla mente umana: è un assunto di base.

    Io ritengo il secondo scenario il più plausibile e in fondo il più onesto e prudente: affastellare spiegazioni che poi vengono smentite dai dati scientifici non è una buona cosa e costringe a retromarce imbarazzanti (Copernico insegna).
    E’ anche il più razionale: che ci siano cose nella infinita mente divina incomprensibili dalla nostra limitata mente umana è una pura ovvietà.

    Spesso il conflitto fra fede e ragione (frutto dei tempi moderni, nel medioevo fede e ragione viaggiavano a braccetto) è originato non tanto dal contenuto reale delle affermazioni ma dalle intenzioni apologetiche o ideologiche di chi lo esprime: immaginate un dialogo fra un prof. Odifreddi ed un teologo Sedevacantista e capite a cosa mi riferisco 😀

    Voi che ne pensate?

    Ringrazio e saluto fraternamente

    Efisio

    #44761

    Gentile Efisio,

    vedo che sei interessato a conoscere e a capire l’origine dell’uomo.

    Rispetto a tutti gli aspetti fondamentali della esistenza umana – origine, significato, causa, natura dell’uomo – ci sono due vie: quella della fede e quella della scienza.

    Quella della fede non ci dice tutto, né ci spiega il “come”.

    Per quanto riguarda l’origine dell’uomo, la Scrittura sacra ci dice che egli non è il frutto del caso, ma dipende da una specifica Volontà che lo ha costituito tale.
    L’essere umano non può essere pensato come una evoluzione della sola materia, qualunque essa sia, bensì, oltre alla materia che lo accomuna alle altre creature terrestri, ha in sé uno spirito che viene da Dio e lo costituisce in modo unico e assoluto.
    Questo è quello che vuole insegnarci la fede sull’origine dell’uomo.

    In un secondo momento ci possono essere le altre domande sul senso e sulle altre questioni.

    Ti ringrazio di aver contribuito a questo argomento con la tua domanda di approfondimento,

    Fra Giuseppe op

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