INIZIATIVE

NON PREOCCUPATEVI!

Preoccupazione, ansia, paura, tristezza sono spesso sintomi di malesseri interiori, originati da una condizione umana di fragilità presente in tutta la narrazione biblica, ed affrontata in modo diretto da Gesù nel Discorso della montagna nel vangelo di Matteo.

Il quarto incontro del ciclo Vieni e Vedi, proposto dalla Comunità Abbà il 21 febbraio scorso presso la Basilica di Santa Maria delle Grazie, ha affrontato questa dimensione esistenziale, comune a tutti gli esseri umani, alla luce della Parola di Dio, attraverso la metafora della cura della persona: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori”. (Lc 5,31-32). Come all’insorgere di un malessere siamo portati ad interpellare il medico, così i partecipanti all’incontro sono stati invitati a rivolgersi a Gesù medico e accompagnati in un itinerario che, dalla formulazione di una anamnesi spirituale, con l’analisi dei sintomi dei propri malesseri interiori, ha portato alla diagnosi e alla formulazione di una terapia.

L’anamnesi: aprire il cuore, la propria vita a Gesù esponendogli i sintomi. Tristezza e preoccupazione, pensieri negativi ricorrenti, dubbi, confusione, ansie, preoccupazioni legate a salute, futuro, situazione economica, paure inconfessate, sono state presentate a Gesù nella preghiera e nella invocazione allo Spirito Santo.

La diagnosi: identificare l’oggetto principale del nostro pensiero negativo ricorrente, il tesoro a cui è legato il cuore, che può essere anche camuffato di bene. Una passione negativa, un cattivo sentimento, un vizio o una dimensione spirituale vissuta nella autoaffermazione e nell’orgoglio. Tutti sintomi di un cuore spiritualmente malato, perché diviso tra Dio e ciò che ci separa da Lui. Troppo concentrati su noi stessi non abbiamo gli occhi per vedere la Sua potenza e la Sua misericordia nella nostra vita. Ma, soprattutto, ciechi alla speranza, “vitamina” spirituale senza la quale siamo carenti di vitalità, incapaci di alzare lo sguardo oltre le nubi che oscurano il sole della nostra esistenza, facendoci arrancare in un cammino di fede sempre più pesante.

La terapia: cercare il farmaco, Gesù, quel tesoro nascosto nel campo del nostro cuore, che troveremo se ci impegneremo a cercarlo con tutto noi stessi. Orientare la nostra vita al Regno di Dio, invocare lo Spirito Santo nel profondo del nostro cuore, nelle nostre scelte quotidiane, vivere il presente nell’affidamento al Signore, avere il coraggio, sempre aiutati dallo Spirito, di vendere con gioia tutti i nostri averi, consapevoli che il Regno dei Cieli è immensamente più grande di qualsiasi altro tesoro. Seguire questa terapia ci porterà alla guarigione del cuore e alla salvezza.

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La lotta al male e alle passioni

Praticamente tutte le riflessioni e le predicazioni di p. Giuseppe, oltre che una serie di corsi di
spiritualità, contengono stimoli e strumenti finalizzati a:
• favorire la conoscenza di sé
• ingaggiare la lotta al male che c’è in noi e alle nostre passioni
La conoscenza di sé, derivante dal confronto con la Parola di Dio e dalla direzione spirituale e
sostenuta dallo Spirito Santo, progressivamente ci fa prendere consapevolezza dei nostri limiti,
delle nostre paure, delle nostre fragilità/debolezze, che a questo punto possiamo con fiducia
presentare a Gesù affinché vengano sanate.
La lotta al male e alle passioni è stato un punto fondamentale dell’insegnamento di p. Giuseppe, perché sono l’ostacolo concreto e reale tra noi e la salvezza e ci impediscono di affidarci totalmente all’amore di Dio e alla sua provvidenza.
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Araldo del Vangelo

Innamorato della Parola di Dio e della persona di Gesù Cristo, p. Giuseppe si è fatto araldo di questa parola che risuonava nella sua anima come Via, Verità e Vita. All’annuncio della Parola, attraverso la predicazione, gli incontri di spiritualità, la preghiera e, infine, con la fondazione della Comunità Abbà, p. Giuseppe ha dedicato la vita.
Ascoltare le sue predicazioni e le sue meditazioni ha significato per ognuno di noi sentire il Vangelo prendere vita nei nostri cuori e il desiderio di trasmettere a nostra volta la bellezza di ciò che ascoltavamo, che ha riempito il nostro cuore di gioia e che ha dato alla nostra vita un senso autentico!

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Accogliere la Salvezza

Intimamente connesso all’amore per Cristo, per tutta la sua attività pastorale, con particolare intensità negli ultimi anni della sua vita terrena, per p. Giuseppe c’è stato lo sforzo costante di cercare di aiutare quanti si rivolgevano a lui, o ascoltavano le sue predicazioni, a comprendere che cosa impedisce di accogliere concretamente la salvezza che Gesù ha portato.
Credenti, che nonostante la frequentazione dei sacramenti, la preghiera, i pellegrinaggi, la devozione non riescono a vivere nella gioia e nell’amore e nella libertà dei figli di Dio, non riescono ad accogliere se stessi e gli altri, non riescono a vincere il proprio carattere e le proprie inclinazioni naturali, non riescono a perdonare e a perdonarsi, non riescono a distaccarsi dalle cose materiali e dalle suggestioni di questo mondo.