«Perché oggi in Italia fa scandalo
un matrimonio che dura 50 anni»

 
Monsignor Paglia riflette su «Un matrimonio», la fiction di Pupi Avati che rappresenta mezzo secolo di una coppia

 

Dal Corriere della sera 28/12/13

 


«Pupi Avati ci mostrerà lo scandalo di un matrimonio che dura mezzo secolo e resiste alle difficoltà. E lo proporrà a una platea televisiva dominata da una cultura diffusa sempre più individualista…
 
Lo psicanalista Massimo Recalcati sostiene, altrettanto giustamente, che nella contemporaneità siamo rapidamente passati dalla centralità teologica di Dio a quella morale e psicologica dell’Io».
 
L’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Consiglio Pontificio per la Famiglia, ha esaminato con attenzione tutto il materiale preparatorio della serie televisiva in sei puntate «Un matrimonio» di Pupi Avati, prodotta da Rai Fiction con Antonio Avati, che partirà domani, domenica 29 dicembre, su Raiuno in prima serata.
 
Storia di una coppia che si incontra e si sposa nel Dopoguerra e approda ai nostri tempi in mezzo a difficoltà, momenti felici, incomprensioni che portano a una separazione. Ma poi i due ritrovano le ragioni per tornare insieme. E quindi le storie dei figli, dei nipoti. Sullo sfondo scorre la Storia italiana contemporanea con immagini reali (c’è il visibile sostegno delle Teche Rai, straordinaria miniera della nostra memoria collettiva).
 
Il regista Pupi Avati
Un film di seicento minuti (che Avati si rifiuta di chiamare fiction perché gli sembra «rinunciatario») con ben 259 diversi personaggi in campo. Un affresco italiano, insomma, descritto attraverso un’istituzione che un tempo era il fondamento della società italiana e ora appare in gravissima crisi: il matrimonio.
 
Monsignor Paglia parla di «scandalo». E non ha torto. Secondo i dati definitivi del Censimento 2011, il Censis calcola che ormai una famiglia media è composta da 2,4 individui contro la media di 3.3 del Censimento 1971. Il 31.2% delle famiglie registrate all’anagrafe è composto da individui singoli e solo il 5.7% da famiglie numerose (con cinque o più componenti).
 
Ma qui Paglia si ribella: «Le famiglie composte da padre, madre e figli non sono minoritarie…
 

PREMI QUI
per leggere il testo integrale dall’articolo dal Corriere della sera