TESTO DEL VANGELO (Gv 13,16-20)

 


[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro:
 
«In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica.
 
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono.
 
In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

 

COMMENTO AL VANGELO di PAPA FRANCESCO

 

Un apostolo non è più grande di chi lo ha mandato
 
La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. …
 
La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,19), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi.
Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva. Osiamo un po’ di più di prendere l’iniziativa!
 
Come conseguenza, la Chiesa sa “coinvolgersi”.
Gesù ha lavato i piedi ai suoi discepoli.
Il Signore si coinvolge e coinvolge i suoi, mettendosi in ginocchio davanti agli altri per lavarelli.
Ma subito dopo dice ai discepoli: «Sarete beati se farete questo» (Gv 13,17).
La comunità evangelizzatrice si mette mediante opere e gesti nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all’umiliazione se è necessario, e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo.
Gli evangelizzatori hanno così “odore di pecore” e queste ascoltano la loro voce (Gv 10,3).

 

COMMENTO AL VANGELO dei PADRI CARMELITANI

 
A partire da oggi, per tre settimane, tutti i giorni, eccetto le feste, il vangelo di ogni giorno è tratto dalla lunga conversazione di Gesù con i discepoli durante l’Ultima Cena (Gv 13 a 17).
 
In questi cinque capitoli che descrivono l’addio di Gesù, si percepisce la presenza di quei tre fili di cui abbiamo parlato in precedenza e che tessono e compongono il vangelo di Giovanni: la parola di Gesù, la parola delle comunità e la parola dell’evangelista che fece l’ultima redazione del Quarto Vangelo.
In questi capitoli, i tre fili sono in tal modo intrecciati che il tutto si presenta come una tela unica di rara bellezza ed ispirazione, dove è difficile distinguere ciò che è dell’uno e ciò che è dell’altro, ma dove tutto è Parola di Dio per noi.
 
Questi cinque capitoli presentano la conversazione che Gesù ebbe con i suoi amici, la sera del suo arresto e morte. Fu una conversazione amica, che rimase nella memoria del Discepolo Amato. Gesù sembra che volle prolungare al massimo questo ultimo incontro, questo momento di molta intimità. Lo stesso avviene oggi. C’è conversazione e conversazione. C’è la conversazione superficiale che usa parole e parole e rivela il vuoto delle persone. E c’è la conversione che va in fondo al cuore e rimane nella memoria. Tutti noi, ogni tanto, abbiamo questi momenti di convivialità amichevole, che dilatano il cuore e costituiscono una forza nei momenti di difficoltà. Aiutano ad avere fiducia ed a vincere la paura.
 
I cinque versi del Vangelo di oggi tirano due conclusioni dalla lavanda dei piedi (Gv 13,1-15). Parlano (a) del servizio quale caratteristica principale dei seguaci di Gesù, e (b) dell’identità di Gesù, rivelazione del Padre.
 
Giovanni 13,16-17: Il servo non è più grande del suo padrone.
Gesù ha appena terminato di lavare i piedi dei discepoli.
Pietro si impaurisce e non vuole che Gesù gli lavi i piedi. “Se non ti laverò, non avrai parte con me” (Gv 13,8). E basta lavare i piedi; non c’è bisogno del resto (Gv 13,10).
Il valore simbolico del gesto della lavanda dei piedi consiste nell’accettare Gesù quale messia Servo che si dona per gli altri, e rifiutare un messia re glorioso.
Questo dono di sé, servo di tutti è la chiave per capire il gesto della lavanda.

 
Capire questo è la radice della felicità di una persona: “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica”. Ma c’erano delle persone, anche tra i discepoli, che non accettavano Gesù, Messia Servo. Non volevano essere servi degli altri. Probabilmente, volevano un messia glorioso Re e Giudice, secondo l’ideologia ufficiale.
Gesù dice: “Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno!” Giovanni si riferisce a Giuda, il cui tradimento sarà annunciato subito dopo (Gv 13,21-30).
 
Giovanni 13,18-20: Ve lo dico fin d’ora, perché crediate che IO SONO.
Fu in occasione della liberazione dall’Egitto, ai piedi del Monte Sinai che Dio rivelò il suo nome a Mosè: “Io sarò con te!” (Es 3,12), “Io sono colui che sono” (Es 3,14), “‘Sono’ o ‘Io sono’ mi mandò fino a te!” (Es 3,14).
Il nome Yahvé (Es 3,15) esprime la certezza assoluta della presenza liberatrice di Dio accanto al suo popolo. In molti modi e in molte occasioni questa stessa espressione Io Sono è usata da Gesù (Gv 8,24; 8,28; 8,58; Gv 6,20; 18,5.8; Mc 14,62; Lc 22,70). Gesù è la presenza del volto liberatore di Dio in mezzo a noi.

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE PERSONALE

 

  • Il servo non è più grande del suo signore. Come faccio della mia vita un servizio permanente agli altri?

  • Gesù seppe convivere con le persone che non lo accettavano. Ed io?