TESTO DEL VANGELO (Gv 17,20-26)

 


 
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]  
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
 
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
 
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

 

COMMENTO AL VANGELO di SANTA TERESA DEL BAMBIN GESÙ – DOTTORE DELLA CHIESA

 
 
Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io
 

Vorrei poterti dire, o mio Dio:
«Ti ho glorificato sopra la terra; ho compiuto l’opera che mi hai dato da fare; ho fatto conoscere il tuo nome a quelli che mi hai dato … Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me, dove sono io, e il mondo sappia che tu li hai amati come m’hai amata» (Gv 17,4ss).
 
Sì, Signore, ecco quello che vorrei ripetere sul tuo esempio, prima di volarmene tra le tue braccia.
 
È forse temerarietà?
 
Ma no, da molto tempo mi hai permesso di essere audace con te.
Come il padre del figliol prodigo al figlio maggiore, mi hai detto: «Tutto ciò che è mio è tuo» (Lc 15,31).
Le tue parole, o Gesù, sono quindi mie, e posso servirmene per attirare sulle anime unite alla mia i favori del Padre Celeste. …
 
Il tuo amore mi ha prevenuta fin dall’infanzia, è cresciuto con me, e ora è un abisso del quale non riesco a sondare la profondità.
L’amore attira l’amore, perciò, mio Gesù, il mio si slancia verso di te, vorrebbe colmare l’abisso che l’attira, ma ahimè, non è neanche una goccia di rugiada perduta nell’oceano!
 
Per amarti come mi ami tu, devo far mio il tuo stesso amore, solo allora trovo riposo.
 
O mio Gesù, forse è un’illusione, ma mi sembra che tu non possa colmare un’anima con più amore di quello con cui hai colmato la mia; per questo oso domandarti di amare quelli che mi hai dato come hai amato me.
 
Se un giorno, in Cielo, scoprirò che li ami più di me, ne sarò felicissima, riconoscendo fin da adesso che quelle anime meritano il tuo amore molto più della mia; ma quaggiù non riesco a concepire un’immensità di amore più grande di quella che ti sei compiaciuto di prodigarmi gratuitamente senza alcun merito da parte mia.

 
 

COMMENTO AL VANGELO dei PADRI CARMELITANI

 

Il vangelo di oggi ci presenta la terza ed ultima parte della Preghiera Sacerdotale, in cui Gesù guarda verso il futuro e manifesta il suo grande desiderio di unità tra di noi, suoi discepoli, e per la permanenza di tutti nell’amore che unifica, poiché senza amore e senza unità non meritiamo credibilità.
 
Giovanni 17,20-23: Perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
 
Gesù estende l’orizzonte e prega il Padre:
“Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”.
 
Ecco che qui emerge la grande preoccupazione di Gesù per l’unità che deve esistere nelle comunità.
 
Unità non significa uniformità, bensì rimanere nell’amore, malgrado le tensioni ed i conflitti.
Amore che unifica fino al punto di creare tra tutti una profonda unità, come l’unità che esiste tra Gesù ed il Padre.
L’unità nell’amore rivelata nella Trinità è il modello per le comunità.

 
Per questo, mediante l’amore tra le persone, le comunità rivelano al mondo il messaggio più profondo di Gesù.
 
La gente diceva dei primi cristiani: “Guardate come si amano!”
L’attuale divisione tra le tre religioni nate da Abramo è veramente tragica: giudei, cristiani e mussulmani.
Più tragica ancora è la divisione tra noi cristiani che diciamo di credere in Gesù.
Divisi, non meritiamo credibilità.
L’ecumenismo sta nel centro dell’ultima preghiera di Gesù al Padre.
E’ il suo testamento.
Essere cristiano e non essere ecumenico è un controsenso. Vuol dire contraddire l’ultima volontà di Gesù.

 
Giovanni 17,24-26: Che l’amore con cui mi hai amato stia in loro.
 
Gesù non vuole rimanere solo.
Dice: Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato, poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
Gesù è felice quando noi tutti siamo con lui.
Lui vuole che i suoi discepoli abbiamo la stessa esperienza che lui ebbe del Padre.
Vuole che noi conosciamo il Padre e che lui ci conosca.
Nella Bibbia, la parola conoscere non si riduce ad una conoscenza teorica razionale, ma presuppone sperimentare la presenza di Dio vivendo nell’amore con le persone della comunità.
 
Che siano uno come noi!(Unità e Trinità nel vangelo di Giovanni).
 
Il vangelo di Giovanni ci aiuta a comprendere il mistero della Trinità, la comunione tra le persone divine: il Padre, il Figlio e lo Spirito.

 
Dei quattro vangeli, Giovanni è quello che mette maggiormente l’accento sulla profonda unità tra Padre, Figlio e Spirito.
Dal testo di Giovanni (Gv 17,6-8) vediamo che la missione del Figlio è la suprema manifestazione dell’amore del Padre.
E questa unità tra Padre e Figlio fa proclamare Gesù: Io e il Padre siamo uno (Gv 10,30).
Tra lui e il Padre c’è una unità intensa tanto che chi vede il volto dell’uno vede anche il volto dell’altro.
E compiendo questa missione di unità ricevuta dal Padre, Gesù rivela lo Spirito.
Lo Spirito di Verità viene dal Padre (Gv 15,26).
 
A richiesta del Figlio (Gv 14,16), il Padre lo manda a ciascuno di noi in modo che rimanga con noi, incoraggiandoci e dandoci forza. Anche lo Spirito ci viene dal Figlio (Gv 16,7-8). Così, lo Spirito di Verità, che cammina con noi, è la comunicazione della profonda unità che c’è tra il Padre ed il Figlio (Gv 15,26-27).
 
Lo Spirito non può comunicare una verità diversa dalla Verità del Figlio.
Tutto ciò che è in rapporto con il mistero del Figlio, lo Spirito ce lo fa conoscere (Gv 16,13-14). Questa esperienza dell’unità in Dio fu molto forte nelle comunità del Discepolo Amato.
 
L’amore che unisce le persone divine Padre e Figlio e Spirito ci permette di sperimentare Dio mediante l’unione con le persone in una comunità di amore.
Anche così era la proposta della comunità, dove l’amore dovrebbe essere il segno della presenza di Dio in mezzo alla comunità (Gv 13,34-35). E questo amore costruisce l’unità nella comunità (Gv 17,21). Loro guardavano l’unità in Dio per poter capire l’unità tra di loro.

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE PERSONALE

 

  • Diceva il vescovo Don Pedro Casaldàliga: “La Trinità è veramente la migliore comunità”. Nella comunità di cui tu fai parte, si percepisce qualche riflesso umano della Trinità Divina?

  • Ecumenismo. Sono ecumenico?