TESTO DEL VANGELO (Gv 21,15-19)

 
In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro:
«Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?».
 
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
 
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
 
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore.
 
In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
 
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


 

Omelia di papa Francesco

 
 

COMMENTO AL VANGELO di SANT’AGOSTINO – VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA

 
 
Mi ami tu?
 

Trovo che nell’unico pastore ci sono tutti i pastori buoni (Gv 10,14).
Non è infatti vero che manchino i buoni pastori: essi si trovano nell’unico pastore.
Gli altri, essendo divisi, sono in molti…; se il Signore affidò il suo gregge a Pietro, era per dar valore all’unità in lui.
 
Gli Apostoli erano molti, eppure fu detto ad uno solo: “Pasci le mie pecore”…
Nell’atto di affidare a lui, come a persona distinta, le proprie pecore, Cristo volle immedesimarlo con sé, sicché, consegnando a lui le pecore, il Signore restasse sempre il capo e Pietro rappresentasse il corpo, cioè la Chiesa (Col 1,18)…
 
Cosa gli chiede prima di consegnargliele affinché non le riceva come uno straniero?
 
“Pietro, mi ami tu?”
E Pietro: “Sì, ti amo”.
E di nuovo: “Mi ami tu?”
E Pietro: “Sì, ti amo”.
E per la terza volta: “Mi ami tu?”
E Pietro: “Sì, ti amo”,
Gli conferma l’amore per rinsaldare l’unità.
 
Dunque è solo Gesù che è il pastore nei suoi pastori, e loro lo sono in lui…
Non è infatti che preannunzi per l’avvenire tempi disgraziati che Dio dice attraverso il profeta: “Io stesso pascerò le mie pecore”, come non avesse a chi affidarle.
Anche al tempo di Pietro, anche quando erano al mondo gli Apostoli, quell’unico Pastore nel quale tutti i pastori formano una unità disse: “E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10,16).
 
Tutti i pastori siano dunque nell’unico pastore ed emettano l’unica sua voce…
E in lui parlino tutti un unico linguaggio; non abbiano voci discordanti. “Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi” (1Cor 1,10).
 
Ecco la voce limpida, purificata da ogni scisma e da ogni eresia, che le pecore debbono ascoltare, seguendo il loro pastore che dice: “Le mie pecore ascoltano la mia voce ed esse mi seguono” (Gv 10,27).

 
 

COMMENTO AL VANGELO dei PADRI CARMELITANI

 

Siamo negli ultimi giorni prima di Pentecoste.
 
Nel corso della Quaresima la selezione dei vangeli del giorno continua l’antica tradizione della Chiesa.
Tra Pasqua e Pentecoste, si preferisce il vangelo di Giovanni.
E così, in questi ultimi giorni prima di Pentecoste, i vangeli del giorno riportano gli ultimi versi del vangelo di Giovanni. Quando poi riprenderemo il Tempo Ordinario, ritorneremo al vangelo di Marco.
Nelle settimane del Tempo Ordinario, la liturgia procede ad una lettura continua del vangelo di Marco (dalla 1ª alla 9ª settimana del tempo ordinario), di Matteo (dalla 10a alla 21ª settimana del tempo ordinario) e di Luca (dalla 22ª alla 34ª settimana del tempo ordinario).
 
I vangeli di oggi e di domani parlano dell’ultimo incontro di Gesù con i suoi discepoli.
Fu un incontro celebrativo, marcato dalla tenerezza e dall’affetto.
Alla fine Gesù chiama Pietro e gli chiede tre volte: “Tu, mi ami?” Solo dopo aver ricevuto per tre volte la stessa risposta affermativa, Gesù affida a Pietro la missione di prendersi cura delle pecore. Per poter lavorare nella comunità Gesù non ci chiede molte cose. Ciò che ci chiede è di avere molto amore!
 
Giovanni 21,15-17: L’amore al centro della missione.
 
Dopo una notte di pesca nel lago senza prendere un solo pesce, giungendo sulla spiaggia, i discepoli scoprono che Gesù aveva preparato pane e pesci arrostiti sulla brace. Consumato il pasto, Gesù chiama Pietro e gli chiede tre volte: “Mi ami?”
Tre volte, perché per tre volte Pietro nega Gesù (Gv 18,17.25-27). Dopo le tre risposte affermative, anche Pietro diventa “Discepolo Amato” e riceve l’ordine di prendersi cura delle pecore. Gesù non chiede a Pietro se ha studiato esegesi, teologia, morale o diritto canonico. Chiede solo: “Mi ami?” L’amore al primo posto. Per le comunità del Discepolo Amato la forza che sostiene e le mantiene unite non è la dottrina, ma l’amore.
 
Giovanni 21,18-19: La previsione della morte.
 
Gesù dice a Pietro: In verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Lungo la vita, Pietro e tutti noi maturiamo. La pratica dell’amore prenderà radici nella vita e la persona non sarà più padrona della propria vita. Il servizio d’amore ai fratelli e alle sorelle prenderà il sopravvento e ci condurrà. Un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Questo è il significato della sequela. E l’evangelista commenta: “Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio”. E Gesù aggiunge: “Seguimi.”
 
L’amore in Giovanni. “pietro, mi ami tu?”. il Discepolo Amato.
 
La parola amore è una delle parole che sono oggi più usate da noi.
Proprio per questo è una parola che si è molto sciupata.
Ma le comunità del Discepolo Amato manifestavano la loro identità ed il loro progetto proprio con questa parola.
Amare è innanzi tutto un’esperienza profonda di relazione tra persone in cui c’è un insieme di sentimenti e valori: gioia, tristezza, sofferenza, crescita, rinuncia, dedizione, realizzazione, dono, impegno, vita, morte, ecc.
Tutto questo insieme è riassunto nella Bibbia in un’unica parola in lingua ebraica.
Questa parola è hesed.
La sua traduzione nella nostra lingua è difficile.
Generalmente nelle nostre Bibbie è tradotta con carità, misericordia, fedeltà o amore.
 
Le comunità del Discepolo Amato cercavano di vivere questa pratica d’amore in tutta la sua radicalità.
Gesù la rivelò nei suoi incontri con le persone con sentimenti di amicizia e di tenerezza, come per esempio, nella sua relazione con la famiglia di Marta e Maria a Betania: “Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro”. Piange davanti alla tomba di Lazzaro (Gv 11,5.33-36).
Gesù incarna sempre la sua missione in una manifestazione d’amore: “avendo amato i suoi, li amò fino all’estremo” (Gv 13,1).
In questo amore Gesù manifesta la sua profonda identità con il Padre (Gv 15,9).
 
Per le sue comunità, non c’era un altro comandamento, tranne questo “agire come agiva Gesù” (1Gv 2,6).
Ciò presuppone “amare i fratelli” (1Gv 2,7-11; 3,11-24; 2Gv 4-6).
Essendo un comandamento così centrale nella vita della comunità, gli scritti giovannei definiscono l’amore così:
“Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”.
Per questo non dobbiamo “amare solo a parole, ma coi fatti e nella verità”. (1Gv 3,16-17).

 
Chi vive l’amore e lo manifesta nelle sue parole ed atteggiamenti diventa Discepola Amata, Discepolo Amato.

 

SPUNTI DI RIFLESSIONE PERSONALE


 

  • Guarda dentro di te e dì qual è il motivo più profondo che ti spinge a lavorare in comunità. L’amore o la preoccupazione per le idee?

  • A partire dai rapporti che abbiamo tra di noi, con Dio e con la natura, che tipo di comunità stiamo costruendo?